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C’è un punto che vale la vetta. E c’è un pareggio che pesa. La Reggina torna da Favara con entrambe Il 2-2 maturato nel recupero della 9ª giornata di Serie D non è un dramma in classifica – gli amaranto dello Stretto tornano primi, seppur in coabitazione con il Sambiase – ma è un campanello. Forte.e sensazioni cucite addosso.
Due volti stesso problema
Al di là del risultato, la squadra di Marchionni non ha convinto nella manovra, palesando difficoltà nel vincere i contrasti e aggredire le seconde palle. È apparsa troppo lenta a trovare gli ultimi sedici metri e nella fase difensiva, dove per la prima volta in stagione sono arrivate due reti al passivo. Eppure, la partita era lì. Ribaltata, presa per mano dopo lo svantaggio, portata sul 2-1 con la forza di chi sa di essere più forte. Poi, ancora, quel blackout nei momenti topici. Quella gestione che una squadra costruita per dettare legge non può permettersi. È mancata la cattiveria. È mancata la chiusura. Quella capacità di sporcare la partita quando serve, di dire “finisce qui”.
La nota positiva che non basta
Sì, la classifica sorride ancora. Il punto muove, riporta in vetta. Ma per una Reggina pensata per stare sola in testa, la coabitazione è poca cosa. Non basta a Lotito, non basta a una piazza che ha fame di primato solitario. Gli addetti ai lavori lo sanno: vanno fatte le dovute valutazioni.
Ora c’è il Granillo
Fra tre giorni al Granillo arriva il Ragusa e servirà vedere un’altra Reggina. Una squadra più cinica negli ultimi sedici metri, dove ieri con il CastrumFavara si è creato poco e male. Una Reggina che ritrovi la sicurezza dietro, dove ieri si è ballato troppo. E soprattutto, una Reggina che torni padrona del suo habitat naturale: il centrocampo. Perché come insegna la storia del calcio, e come sa bene chi ha vissuto gli anni di Oreste Granillo, di Florio, Baldini e Camozzi, le partite spesso si vincono nella zona nevralgica del rettangolo verde. Lì, dove si detta il ritmo, lì dove si decide se una squadra vuole comandare. Ora bisogna voltare pagina e guardare avanti. Con rabbia amaranto, perché il campionato non aspetta.
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