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Catanzaro

Maxi sequestro beni ‘ndrangheta, 800mila euro agli Scalise

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Un duro colpo agli interessi economici della criminalità organizzata è stato messo a segno nel Catanzarese. Nei giorni scorsi, i militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione a un decreto di maxi sequestro beni ‘ndrangheta patrimoniale. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale locale, Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura di Catanzaro.

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Sequestro da 800 mila euro e i legami con la cosca Scalise

L’azione ablativa ha colpito beni per un valore complessivo stimato in circa 800.000 euro. Questi beni sono direttamente riconducibili a un soggetto ritenuto “socialmente pericoloso” e intraneo alla cosca di ‘ndrangheta “Scalise”, consorteria federata con il potente clan “Iannazzo” di Sambiase-Lamezia Terme. Il destinatario del provvedimento rientra nella categoria della pericolosità sociale qualificata, essendo gravemente indiziato per associazione mafiosa ed estorsione.

L’inchiesta “Reventinum” e i delitti eccellenti

Il nome dell’uomo emerge dall’inchiesta antimafia “Reventinum”, coordinata dalla DDA di Catanzaro. Questa indagine si è concentrata sulle dinamiche criminali che hanno interessato i comuni del Reventino tra il 2001 e il 2019. L’indagato ha riportato una condanna definitiva a sette anni di reclusione per partecipazione ad associazione mafiosa. Inoltre, il contesto criminale in questione è stato ritenuto responsabile di gravi fatti di sangue, inclusi l’omicidio del noto penalista lametino Francesco Pagliuso.

Indagini patrimoniali e beni confiscati

Il provvedimento di sequestro è il risultato di meticolose e complesse indagini economico-patrimoniali, condotte sul campo dal Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme e coordinate dalla Procura distrettuale. Le Fiamme Gialle hanno ricostruito il profilo finanziario del soggetto, evidenziando una chiara e ingiustificata sproporzione tra il valore dei beni nella sua disponibilità e i redditi formalmente dichiarati o le attività lecite svolte.

L’operazione ha permesso di porre i sigilli a tre terreni con annessa villa residenziale e tre imprese complete del rispettivo compendio aziendale. Questa operazione dimostra l’efficacia del contrasto patrimoniale coordinato dalla magistratura antimafia e dalle forze dell’ordine. L’obiettivo è smantellare non solo le strutture militari dei clan, ma anche colpire i patrimoni illeciti accumulati sul territorio. In un’altra operazione, un maxi sequestro da 4 milioni di euro è stato effettuato a Vibo Valentia.

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