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La Procura di Catanzaro ha avviato un’indagine approfondita che mette sotto la lente d’ingrandimento le attività professionali di alcuni medici in servizio presso strutture sanitarie pubbliche. L’inchiesta, condotta dalla sostituta procuratrice Francesca Delcogliano, ipotizza il reato di truffa a carico di dieci professionisti. La contestazione principale riguarda le attività professionali private che i medici avrebbero svolto nonostante avessero contratti di esclusività con l’Asp e l’azienda “Renato Dulbecco”.
Le accuse e i presunti guadagni illeciti
Secondo l’accusa, i medici avrebbero esercitato la professione in cliniche private, attribuendo poi le visite ad altri colleghi o facendole passare come semplici consulenze. Questa pratica avrebbe consentito loro di ottenere guadagni illeciti, causando un danno significativo alle casse del sistema sanitario pubblico. Il totale dei presunti guadagni illeciti ammonterebbe a circa 175mila euro.
I casi specifici sotto indagine
Tra gli indagati figura un dirigente medico dell’Asp di Catanzaro, che avrebbe omesso di comunicare all’amministrazione la propria attività professionale in una struttura privata. Con lui sono indagati tre medici operanti nella clinica, i quali avrebbero emesso documenti fiscali a proprio nome, come fatture e ricevute, per visite in realtà eseguite dal dirigente. Questo avrebbe indotto in errore l’Asp riguardo al rispetto del vincolo di esclusività da parte del dirigente, che avrebbe percepito un’indennità di esclusività di oltre 100mila euro tra gennaio 2022 e dicembre 2025.
Un altro dirigente medico della “Dulbecco” avrebbe svolto prestazioni professionali extramurarie in una società di Catanzaro. Le visite sarebbero state formalmente presentate come consulenze, permettendo al medico di continuare a percepire un’indennità di esclusività non dovuta, pari a quasi 29mila euro, tra gennaio e dicembre 2021. Ipotesi d’accusa simili riguardano un altro dirigente medico della “Dulbecco”, che avrebbe omesso di comunicare lo svolgimento di prestazioni sanitarie extra in una struttura privata di Catanzaro.
In questo caso, l’indennità per l’esclusività percepita indebitamente ammonterebbe a oltre 21mila euro tra gennaio 2020 e dicembre 2021.
Anche un dirigente medico dell’Asp è sotto indagine per non aver dichiarato l’attività lavorativa svolta in una clinica privata, al di fuori dei casi di stretta autorizzazione per consulenze tecniche. Avrebbe sottoscritto una dichiarazione sostitutiva di atto notorio mendace, attestando l’assenza di incompatibilità. Altri due medici operanti nel centro clinico avrebbero emesso a proprio nome fatture e ricevute per prestazioni eseguite dal dirigente, inducendo in errore l’Asp e procurando un profitto ingiusto di quasi 12mila euro.
Cifre minori sono contestate ad altre tre dottoresse coinvolte nell’inchiesta.
Prossimi passi dell’inchiesta
Gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dalla pm o per depositare memorie difensive, al fine di chiarire i fatti oggetto dell’indagine. Solo successivamente la Procura potrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o archiviare il caso. Per tutti i soggetti coinvolti, come previsto dalla legge, vale il principio di non colpevolezza fino a prova contraria. L’indagine sui medici, le cui attività private sono state messe in discussione, mira a tutelare l’integrità del sistema sanitario pubblico.
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