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La crisi economica e il persistente aumento dei costi, in particolare quelli energetici, stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza delle piccole imprese in Calabria. Questo è l’allarme lanciato da Confesercenti Calabria, evidenziando come la regione, caratterizzata da un tessuto economico fragile, stia subendo in maniera più acuta le conseguenze di questa difficile congiuntura. La preoccupazione maggiore riguarda la tenuta delle piccole imprese calabresi, che spesso dispongono di margini finanziari limitati.
L’impatto del caro carburante e dell’energia
Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Calabria, ha sottolineato come l’incremento dei prezzi dei carburanti sia un fattore cruciale. In molte aree della regione, infatti, l’automobile non è una semplice scelta, ma una vera e propria necessità. Di conseguenza, il caro carburante colpisce una spesa che difficilmente può essere eliminata o compressa dalle famiglie e dalle aziende. Inoltre, il rincaro si estende a tutti i settori, dai trasporti delle merci ai costi di produzione, fino alle bollette energetiche, influenzando inevitabilmente il prezzo finale dei beni.
Uno studio condotto da Confesercenti nazionale, in collaborazione con il Gruppo Innova, ha stimato maggiori costi energetici per circa 870 milioni di euro tra giugno e agosto, solo per i settori del commercio, della somministrazione e della ricettività a livello nazionale. Per fare un esempio concreto, la sola bolletta elettrica può comportare un aumento di circa 4.000 euro per un albergo con 45 camere e di 1.000 euro per un ristorante.
Difficoltà per imprese e famiglie Calabresi
Confesercenti Calabria ha evidenziato come per molte attività la sfida non sia solo difendere margini già esigui. Se gli attuali livelli di costo dovessero persistere, diventerebbe quasi impossibile assorbirli senza aumentare i prezzi. Tuttavia, trasferire integralmente i rincari ai clienti rappresenta un rischio altrettanto grande. In un mercato con una capacità di spesa limitata, prezzi troppo elevati possono ridurre la domanda e minare la competitività delle imprese stesse.
Sul fronte delle famiglie, la spesa media mensile dei nuclei calabresi si attesta intorno ai 2.075 euro, tra le più basse d’Italia. Il 28,2% di questa spesa è destinato ad alimentari e bevande, una percentuale significativamente più alta rispetto alla media nazionale del 19,3%. Quando una quota così elevata del budget è già dedicata ai consumi essenziali, ogni rincaro lascia meno spazio per altre spese, rendendo i consumatori più vulnerabili.
Le proposte di Confesercenti alla Regione
La situazione attuale crea un circolo vizioso: le imprese devono affrontare oneri crescenti, mentre le famiglie, colpite dagli stessi aumenti, dispongono di meno reddito. Per commercio, ristorazione e servizi, questo significa subire contemporaneamente una pressione sui costi e una possibile contrazione della domanda. Per affrontare questa situazione critica, Confesercenti Calabria ha avanzato quattro proposte concrete alla Regione.
In primo luogo, si richiede l’attivazione di una linea straordinaria di liquidità a tasso agevolato tramite Fincalabra, destinata a micro e piccole imprese. Questa misura dovrebbe coprire capitale circolante, forniture e costi energetici. In secondo luogo, si propone un meccanismo temporaneo di abbattimento degli interessi per mitigare il maggior costo del credito per le aziende più piccole.
Inoltre, Confesercenti chiede il rafforzamento e la semplificazione del Feeri, con una corsia preferenziale per commercio, turismo, ristorazione e servizi, al fine di ridurre strutturalmente i consumi energetici.
Infine, è stato proposto un tavolo permanente regionale su energia, credito, consumi e competitività. Questo tavolo dovrebbe coinvolgere la Regione, le associazioni di categoria, Fincalabra e il sistema bancario, con l’obiettivo non solo di monitorare la situazione, ma anche di formulare proposte e programmare interventi. Questo approccio collaborativo è ritenuto essenziale per superare la crisi e garantire la ripresa economica del territorio.
Come abbiamo riportato, la Calabria si svuota e invecchia, un dato che rende ancora più urgente l’intervento a sostegno delle attività produttive. Un altro aspetto critico riguarda gli stipendi in Calabria, dove Reggio Calabria è prima per potere d’acquisto, ma il contesto generale rimane difficile.
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