Questo post é stato letto 430 volte!
Diagnosi tardiva in Calabria
Una paziente calabrese racconta mesi di ritardi, esami mancati e silenzi istituzionali. La diagnosi di carcinoma duttale invasivo arriva solo dopo essersi rivolta al Nord.
Carcinoma duttale invasivo: tutto inizia da una cisti
Ad agosto, durante un controllo di routine, viene riscontrata una cisti al seno. Il medico ecografista individua la necessità di ulteriori accertamenti. Suggerisce di attendere la fine della fase premestruale per un quadro più chiaro.
Alla visita successiva la cisti appare quasi riassorbita. Tuttavia, con prudenza, si decide di procedere con una biopsia.
L’esito è chiaro: serve un centro oncologico specializzato.
Breast Unit di Reggio Calabria: i ritardi nella presa in carico
La paziente sceglie la Breast Unit del GOM di Reggio Calabria. La struttura è vicina al luogo di residenza. La fiducia, inizialmente, è alta.
Ma da subito emergono problemi gravi.
I primi accertamenti non trovano riscontro nei referti già disponibili. La documentazione consegnata risulta poi non più rintracciabile. Viene chiesto di riconsegnarla.
È la paziente stessa a sollecitare esami più approfonditi. Solo a dicembre ottiene una risonanza magnetica con mezzo di contrasto.
L’esame rivela un nodulo sospetto che necessita di trattamento.
Nessuna chiamata, nessuna indicazione: il silenzio della struttura
Da dicembre in poi, nessun contatto dalla struttura. Nessuna indicazione terapeutica. Nessuna presa in carico concreta.
La paziente decide allora di rivolgersi a una struttura del Nord Italia.
Lì arriva la diagnosi: carcinoma duttale invasivo.
Una diagnosi che pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo con una gestione tempestiva? In oncologia, il tempo è tutto.
Diagnosi tardiva e diritto alla salute: un problema collettivo
La paziente ricorda anche la vicenda di Alessandra Braco, tragicamente scomparsa. Una storia che, insieme alla propria, rappresenta un segnale d’allarme che non può essere ignorato.
Oggi affronta un intervento urgente e un percorso terapeutico impegnativo. Un percorso che, forse, con accertamenti tempestivi sarebbe stato meno invasivo.
La sua testimonianza è un appello diretto:
“La sanità non è solo un servizio: è un diritto fondamentale.”
Quando la diagnosi tardiva diventa la norma — per disorganizzazione o sottovalutazione — le conseguenze sono gravi. E irreversibili.
Prevenzione reale: serve un cambiamento immediato
Questa storia non è solo personale. È collettiva.
Servono interventi tempestivi, percorsi oncologici strutturati e una reale attenzione ai pazienti. La prevenzione non può restare solo uno slogan.
In medicina, il tempo non è mai un dettaglio.
Un abbraccio forte da tutta la redazione alla coraggiosa protagonista di questa storia, che ha scelto di trasformare il dolore in voce collettiva. Che la sua battaglia sia vinta, presto e bene.
Questo post é stato letto 430 volte!

