Questo post é stato letto 270 volte!
Il 19° Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà su “Sussidiarietà e salute” fotografa una realtà preoccupante. La sanità in Calabria soffre di un divario regionale profondo, che penalizza l’accesso alle cure e spinge i pazienti a spostarsi verso il Nord. Il decentramento sanitario ha prodotto, nel tempo, non un unico Servizio Sanitario Nazionale ma venti sistemi regionali distinti.
Il peso del divario economico sulla sanità in Calabria
Il nodo centrale è la disomogeneità della ricchezza territoriale. Nel 2023, il PIL pro capite del Nord-Ovest sfiora i 41.000 euro. Al Sud scende a circa 22.000 euro. Questo squilibrio si riflette direttamente sulla capacità delle Regioni di finanziare la sanità.
Il dato più eloquente riguarda la quota di spesa sanitaria coperta con risorse proprie. La Lombardia copre quasi il 60% della propria spesa regionale. La Calabria si ferma intorno al 10%. Dipende quindi in misura molto maggiore da trasferimenti statali, con effetti diretti sulla programmazione e sugli investimenti.
Mobilità sanitaria: il Sud paga il prezzo più alto
Quando la qualità dei servizi è disomogenea, crescono gli spostamenti. Nel 2022 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto un valore record di 5,04 miliardi di euro. Il flusso principale va dal Mezzogiorno verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
I residenti delle regioni del Sud rappresentano il 72,78% degli spostamenti di lungo raggio, con una spesa complessiva di circa 742 milioni di euro. Un meccanismo che trasferisce risorse dalle aree più povere a quelle più ricche, invertendo la logica redistributiva della perequazione.
Le proposte per ridurre le disuguaglianze
Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, è diretto. «Il decentramento, senza condizioni di partenza comparabili, diventa un moltiplicatore di disuguaglianze». La soluzione passa per standard nazionali esigibili e investimenti mirati su tecnologie, personale e capacità organizzativa.
Per la Calabria, la priorità indicata è rafforzare la sanità di prossimità e l’integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari. Occorre inoltre rendere trasparenti gli obiettivi su liste d’attesa e presa in carico.
Il Rapporto propone inoltre un piano anti-divario per tecnologie e telemedicina. Cruciale anche una strategia sul personale e accordi interregionali per gestire i flussi di mobilità. Infine, serve un sistema di monitoraggio continuo basato su parametri chiari e indicatori condivisi. «Misurare accesso, esiti e tempi — e rendere pubblici i risultati — è la condizione per correggere rotta», conclude Vittadini.
Questo post é stato letto 270 volte!

