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La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, ha espresso a Vibo Valentia profonda preoccupazione per l’età manifestanti violenti. Questo scenario, secondo la presidente, evidenzia una problematica a lungo sottovalutata, legata alle cosiddette “seconde generazioni” o a processi di integrazione troppo facili. Inoltre, ha sottolineato come una parte significativa del problema odierno passi attraverso i nostri telefoni, in particolare tramite l’uso dei social media.
L’impatto dei social media sui giovani
Durante il Festival del Sud, la Colosimo ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei cellulari e dei social. Ha ricordato il protocollo siglato nel 2025 tra la Commissione Antimafia e TikTok, un’iniziativa unica tra le istituzioni, volta a contrastare la diffusione di contenuti che esaltano o sostengono la mafia e i boss. La presidente ha osservato che i social hanno innescato un meccanismo di emulazione che sta causando danni alle giovani generazioni.
Educazione e controllo familiare
Molti ragazzi, infatti, compiono azioni sconsiderate per ottenere visualizzazioni, dimostrando un problema educativo e culturale che richiede un’ampia riflessione. Questo fenomeno deve richiamare le famiglie a un maggiore controllo. Piuttosto che vietare i social sotto una certa età, per Colosimo è fondamentale rafforzare la presenza di famiglia, scuola e istituzioni. Senza il supporto familiare, l’azione di scuola e istituzioni risulta più difficile.
La sconfitta dello Stato nel caso di Denise Cosco
La presidente della Commissione parlamentare antimafia ha definito il suicidio di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia calabrese Lea Garofalo, una “sconfitta dello Stato”. Nonostante lo Stato abbia fornito tutto il supporto necessario nel caso di Denise, la perdita rappresenta un fallimento, perché “ancora una volta la ‘Ndrangheta ha ucciso una ragazza continuando a starle addosso”.
Un’esperienza personale e la riflessione sulla maternità
Chiara Colosimo si è detta molto coinvolta dalla storia di Denise Cosco per due motivi principali. Il primo è legato al percorso di Denise dopo essersi innamorata e aver avuto un figlio, quando aveva chiesto di modificare alcuni aspetti della sua vita pur essendo uscita dal programma di protezione. Il secondo motivo è personale: essendo madre di un bambino di due anni, credeva che l’amore per un figlio potesse superare ogni ostacolo. In questo caso, però, l’amore per il suo bambino non è bastato a dare a Denise il coraggio di andare avanti.
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