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Carovita e caro-gasolio, economia reale Calabria soffoca

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Il carovita e l’asfissiante impennata del caro-gasolio non sono fenomeni casuali, bensì il risultato diretto di scelte politiche illogiche e scellerate. In Calabria, la realtà non ammette più mezze misure: l’economia reale è in grave sofferenza e le famiglie, che già prima faticavano a far quadrare i conti, si trovano ora di fronte alla disperazione. Questo carovita caro-gasolio economia reale sta mettendo a dura prova interi settori, dalle aree interne a vocazione agricola fino alla logistica e alle zone costiere.

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L’impatto su lavoratori e famiglie Calabresi

Agricoltori, autotrasportatori, venditori ambulanti, piccole Partite IVA e pescatori combattono quotidianamente una battaglia impari contro costi di gestione insostenibili. Allo stesso tempo, il consumatore finale è schiacciato da continui rincari. Questa spirale di aumenti e incertezza ha una causa precisa, ovvero l’assoggettamento a logiche di guerra che non appartengono all’Italia. Il nostro Paese continua a destinare ingenti risorse pubbliche per finanziare e inviare armi e aiuti economici a un conflitto estero.

Di conseguenza, i cittadini non ne traggono alcun beneficio, mentre qui la gente fatica ad arrivare a fine mese.

Le contraddizioni nelle politiche energetiche europee

I miliardi spesi all’estero alimentano le speculazioni sull’energia e sul gasolio, anziché essere impiegati per calmierare i prezzi dei beni di prima necessità e difendere la nostra sovranità economica. In questo contesto, sorge spontanea una domanda: perché la nazione che ha scatenato questa guerra e che per prima ha invocato le sanzioni, oggi le mette da parte per acquistare carburante e risorse energetiche dalla Russia?

Gli italiani, invece, continuano a rifornirsi da intermediari terzi che rivendono lo stesso carburante a prezzi gonfiati ed esorbitanti, anziché procedere ad acquisti diretti dalla fonte per azzerare le speculazioni e tutelare l’economia nazionale. L’ipocrisia dell’Europa è evidente, poiché mentre all’Italia si chiede il sacrificio delle sanzioni, altri Paesi come Ungheria, Slovacchia, Francia, Spagna, Belgio, Grecia, Olanda, Romania e Cipro continuano a fare affari con la Russia, proteggendo le proprie industrie e il riscaldamento dei propri cittadini.

L’agricoltura e la pesca Calabrese sotto assedio

L’Unione Europea, inoltre, sembra agire con una logica “al contrario”, colpendo duramente l’agricoltura calabrese, il settore ittico e la filiera olivicola. I produttori sono soffocati da disciplinari asfissianti, burocrazia punitiva e vincoli ecologici dai costi altissimi. Contemporaneamente, i confini comunitari si spalancano alla concorrenza sleale di merci straniere prodotte senza regole, tutele per il lavoro o controlli sanitari.

La massima vicinanza e solidarietà va ai nostri pescatori, costretti a tenere le imbarcazioni ferme nei porti perché il prezzo del gasolio marino rende sconveniente persino prendere il largo. Analogamente, l’Olio Extravergine d’Oliva calabrese, frutto di un lavoro estenuante e di severe coltivazioni biologiche, viene svalutato e pagato alla fonte a cifre irrisorie, mentre il prezzo giusto per la sopravvivenza della filiera dovrebbe essere ben più alto.

La protesta in Calabria e le richieste urgenti

Questa situazione sta generando un paradosso intollerabile: chi produce ricchezza sul campo o in mare lavora in perdita, gli autotrasportatori vedono il pieno di carburante trasformarsi in un lusso e le famiglie assistono impotenti all’aumento dei prezzi dei generi alimentari. La tensione sociale ha superato il livello di guardia, sfociando in disperate proteste di piazza. I blocchi stradali e i presidi dei lavoratori esasperati hanno paralizzato il territorio, arrivando a costringere persino l’Università Magna Græcia a sospendere le lezioni e bloccando la mobilità.

Gli italiani non chiedono elemosine o sussidi, ma il rispetto per il proprio lavoro e la tutela della propria dignità.

Servono, dunque, lo stop immediato al prosciugamento di denaro pubblico per guerre altrui, il ripristino di politiche energetiche pragmatiche e nazionali, il taglio drastico delle accise sul carburante per la trazione, l’agricoltura e la pesca, la protezione dei prezzi alla fonte per i prodotti locali e il ripristino di dazi ferrei contro le importazioni selvagge. È fondamentale che chi governa esca dai palazzi, metta da parte i diktat europei e torni ad ascoltare la voce della strada e del mare, prima che la Calabria e la sua gente vengano spinte definitivamente nel baratro dell’indigenza.

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