Questo post é stato letto 220 volte!
L’avvocato Giacomo Saccomanno, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul ponte Stretto condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Saccomanno ha presentato un formale esposto nella sua qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ritenendo che la situazione attuale abbia superato i limiti della ragionevolezza e del rispetto della dignità umana.
La richiesta di intervento del Capo dello Stato
Saccomanno ha chiarito di non volersi sottrarre ad alcuna indagine, né intende mettere in discussione il diritto e il dovere della magistratura di accertare eventuali responsabilità. Egli ha sempre creduto nella giustizia, nel rispetto delle istituzioni e nella legalità. Tuttavia, ha sottolineato una chiara distinzione: una cosa è indagare, altra cosa è esporre le persone al pubblico giudizio. Questa esposizione, a suo dire, alimenta una vera e propria aggressione mediatica quando ancora nulla è stato accertato.
In effetti, l’avvocato trova intollerabile che un’inchiesta ancora nella sua fase iniziale venga accompagnata da ripetuti comunicati stampa, amplificati dagli organi di informazione. Di conseguenza, questo può avere conseguenze potenzialmente devastanti sulla reputazione, sulla serenità e sulla vita delle persone coinvolte e delle loro famiglie.
Le preoccupazioni sui processi mediatici
L’avvocato Saccomanno si è interrogato sulla necessità di alimentare continuamente l’attenzione mediatica su ipotesi investigative ancora da verificare. Ha inoltre espresso preoccupazione su chi potrà restituire a una persona la dignità, la reputazione e la tranquillità perdute, qualora le ipotesi dovessero rivelarsi infondate. Secondo Saccomanno, la magistratura deve poter svolgere liberamente e serenamente il proprio lavoro, ma sempre nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali dei cittadini.
La comunicazione pubblica delle indagini, infatti, non può trasformarsi in uno strumento di pressione o di delegittimazione personale, né oltrepassare i limiti imposti dall’ordinamento.
Per queste ragioni, Saccomanno ha chiesto al Capo dello Stato un autorevole intervento istituzionale. L’obiettivo è che gli organi competenti verifichino quanto accaduto e assicurino il pieno rispetto delle regole. L’indagine sul ponte sullo Stretto ha già portato a diverse azioni, come l’inchiesta per corruzione a Roma e l’acquisizione di documenti. La situazione solleva interrogativi importanti sulla gestione della comunicazione giudiziaria.
Potrebbe interessarti anche:
- Indagine a Roma sul Ponte dello Stretto, acquisiti documenti
- Ponte sullo Stretto, inchiesta per corruzione a Roma
- Ciucci a Roma, massima trasparenza sul ponte
Questo post é stato letto 220 volte!




