Ultime notizie
Attualità calabrese

Marittimo laboratorio di pace e intelligenza artificiale

Questo post é stato letto 380 volte!

Si è conclusa a Belvedere Marittimo la terza edizione della Summer Peace University (SPU26), un vero e proprio laboratorio di pace intelligenza artificiale che ha visto protagonisti quaranta giovani provenienti da diverse nazioni e istituzioni internazionali. L’evento ha trasformato la Calabria in un centro di conoscenza, convivenza e cooperazione, affidando alle nuove generazioni il compito di immaginare e costruire future prospettive di pace.

[ SPAZIO PUBBLICITARIO ]

Per due settimane, in questo piccolo centro della costa tirrenica calabrese, le grandi questioni globali hanno assunto una dimensione profondamente umana. Le tensioni geopolitiche, le trasformazioni tecnologiche, le disuguaglianze economiche, le sfide ambientali e le difficoltà di convivenza tra popoli sono diventate argomenti di confronto diretto, superando la dimensione puramente accademica.

La spu26 e il metodo Learning by Living

L’edizione 2026 della Summer Peace University, che dal 2009 porta in Calabria giovani da tutto il mondo, ha avuto sede a Belvedere Marittimo per la terza volta. Promossa dall’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI), presieduto da Salvatore La Porta, in collaborazione con il Comune di Belvedere Marittimo e una rete internazionale di università e istituzioni culturali, la SPU26 ha offerto un percorso di alta formazione.

Il tema di quest’anno è stato “L’umanità a un bivio: educazione e leadership per una civiltà sostenibile”, affrontando le contraddizioni contemporanee e ponendo al centro la responsabilità individuale e collettiva per una convivenza fondata sulla dignità, il rispetto delle identità e la cooperazione tra le nazioni.

Il metodo adottato dalla SPU è il “Learning by Living”, ovvero imparare vivendo. Sotto il coordinamento scientifico del professor Pavel Malyzhenkov, e con il professor Taha Mattar della Galala University come coordinatore per l’Africa e il Medio Oriente, il percorso ha intrecciato conoscenza e responsabilità. Le lezioni, il confronto con i docenti e le attività condivise hanno alimentato un apprendimento continuo, integrato nella vita quotidiana, nelle relazioni tra i partecipanti e nel dialogo con il territorio.

Le discipline e il futuro tecnologico

Le diverse discipline affrontate hanno mostrato quanto siano interconnesse le grandi questioni del presente. Il professor Spartaco Pupo dell’Università della Calabria ha guidato gli studenti nella comprensione delle logiche del potere internazionale, mentre il professor Ahmed Elshazly della Heliopolis University ha evidenziato il legame tra sicurezza delle comunità, ambiente e risorse condivise. Il professor Amedeo Argentiero dell’Università di Salerno ha ampliato lo sguardo alla multipolarità e alle strategie dell’Indo-Pacifico.

La professoressa Radwa Ibrahim Ali Hassan Ali della Galala University ha affrontato l’integrità dell’informazione e la sicurezza cognitiva, sottolineando come i conflitti possano essere alimentati non solo da interessi materiali, ma anche da percezioni e narrazioni.

Il confronto ha poi esplorato le possibilità di una cooperazione duratura, dal legame tra responsabilità sociale e istituzioni, approfondito dalla professoressa Shadwa Esmat della Galala University, alle opportunità della cooperazione Sud-Sud, illustrate da Ana Moran dell’I.B.A. Uruguay. Il professor Przemysław Pawlak ha invece accompagnato il passaggio dalle idee alla progettazione, evidenziando come anche la più generosa intuizione necessiti di obiettivi e strumenti concreti per trasformarsi in un’azione utile.

Arte, tecnologia e responsabilità umana

L’arte è stata esplorata come linguaggio universale nel workshop “Art as a Universal Language”, dove il professor Domenico Michele Surace dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria ha proposto il principio della “Concordia discors”. Questo concetto, che esprime l’armonia degli opposti, suggerisce la possibilità di un’intesa senza rinunciare alle differenze. La professoressa Mariacarmela Passarelli dell’Università della Calabria ha collegato il patrimonio culturale all’identità dei territori e all’innovazione.

Il futuro tecnologico è stato anch’esso al centro della conversazione, in particolare l’intelligenza artificiale. La professoressa Rania Mohamed Abdelmageed Abdelaziz della May University in Cairo ha riflettuto sui valori umani nell’era dell’innovazione e ha guidato il Peace Lab conclusivo su narrazioni, tecnologia e governance globale. Il professor Nicola Leone, ordinario di Informatica e già rettore dell’Università della Calabria, ha sottolineato l’importanza della responsabilità umana di fronte al progresso, affermando: “The choice remains ours”.

L’intelligenza artificiale, infatti, può potenziare le capacità umane, ma la decisione su come utilizzare tale potere rimane un compito esclusivamente umano.

I Peace Lab e la simulazione diplomatica

Nei Peace Lab, la responsabilità ha assunto una forma concreta attraverso una simulazione diplomatica. Gli studenti hanno negoziato rappresentando interessi diversi dai propri. Inizialmente, non sono riusciti a raggiungere un’intesa, troppo legati alle proprie ragioni. Sette giorni dopo, in una nuova prova, hanno invece raggiunto un accordo unanime, scoprendo che riconoscere il futuro dell’altro è essenziale per difendere il proprio.

Questa esperienza ha permesso ai giovani di sperimentare il peso delle decisioni e di sviluppare una comprensione reciproca.

Ogni giornata includeva anche i Peace Memo, momenti di riflessione personale in cui gli studenti rielaboravano le esperienze e le lezioni apprese. Da questo lavoro è nato il White Paper della SPU26, “Cultural Geopolitics, Humanistic Technology and Spirituality: A Framework for Global Peace”, disponibile in italiano e inglese.

Il documento raccoglie i Peace Memo, tre position paper degli studenti e la Carta SPU26 sull’intelligenza artificiale, organizzando proposte e raccomandazioni su geopolitica, sicurezza, diplomazia climatica, etica della tecnologia, cooperazione educativa e cittadinanza globale.

Il coinvolgimento del territorio e le prospettive future

Il territorio di Belvedere Marittimo si è trasformato in un campus aperto, contribuendo all’educazione dei partecipanti. Laboratori di cucina, dove gli studenti hanno preparato pizza e pasta con gli abitanti locali, hanno favorito la condivisione di gesti quotidiani. Al Museo del Mare, il concerto “Music Choir for Peace” ha riunito diverse generazioni della comunità locale, ricordando che la convivenza si impara anche al di fuori dei libri.

Per un approfondimento sui cammini religiosi nella regione, è possibile leggere di un nuovo percorso che unisce Belvedere Marittimo e Acri.

Grazie alla collaborazione dell’UNPLI di Cosenza, della Pro Loco e dell’amministrazione comunale di San Nicola Arcella, anche il paesaggio è diventato luogo di apprendimento. All’Arcomagno, Fabiana Bellina ha guidato i partecipanti in una meditazione, offrendo un momento di silenzio e ascolto.

L’apertura alla comunità si è manifestata anche nei Forum internazionali ospitati nel Palazzo dell’antica Curia. Il confronto su “Il Mediterraneo, crocevia di pace, culture e civiltà” ha riunito rappresentanti del mondo accademico, culturale e istituzionale, tra cui il sindaco di Belvedere Marittimo, Vincenzo Cascini, e il professor Mohamed Elshinawi, presidente della Galala University. In questo contesto, sono stati discussi il superamento dei pregiudizi nel racconto dei territori e il ruolo della cultura e degli scambi tra popoli.

Un corso di alta formazione per giornalisti, promosso dalla Figec in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Calabria, ha affiancato questi momenti di confronto.

L’esperienza della SPU26 proseguirà nelle comunità di provenienza degli studenti attraverso ventiquattro Local Peace Projects, da realizzare nei prossimi dodici mesi. Le università partner accompagneranno i partecipanti in questo percorso, supportato anche dalla piattaforma digitale della SPU, che continuerà a collegare studenti e docenti e a raccogliere materiali e sviluppi dei progetti.

La consegna degli attestati sulla terrazza del Castello di Belvedere Marittimo, davanti alla torre aragonese, ha segnato la conclusione delle giornate, affidando alle iniziative dei giovani il compito di dare continuità e concretezza all’esperienza vissuta.

Salvatore La Porta ha sintetizzato il senso dell’iniziativa, affermando che “la vera prova della Summer Peace University comincia adesso, quando le lezioni sono finite e ciascuno torna alla propria realtà”, perché è proprio lì che la conoscenza dovrà incontrare le difficoltà concrete e le scelte che non appartengono più a un gioco di simulazione.

Potrebbe interessarti anche:

Questo post é stato letto 380 volte!