Samantha Santonico: Vi racconto mio padre Giuseppe Santonico

Samantha Santonico: Vi racconto mio padre Giuseppe Santonico

LA STORIA DI UN’UOMO E DI UN CALCIATORE PROFONDAMENTE LEGATO ALLA REGGINA ED A REGGIO

Il calcio, si sa, è passione, sorretta da quei calciatori che spesso innalziamo a veri protagonisti. Calciatori che si sono innamorati della maglia indossata durante la loro carriera, dando tutto se stessi.

Samantha Santonico, con dovizia di particolari, racconta con un pizzico di nostalgia ed emozione, ai microfoni di Ntacalabria la figura di papà Pino indimenticata bandiera della Reggina di Maestrelli e Granillo.

Giuseppe Santonico il centravanti boa della Reggina degli anni 60

Giuseppe Santonico Reggina

ANNI DIFFICILI

Non erano anni facili, dice Samantha, che così ricorda quanto riferito dal papà. Allora, non c’erano ricchezze e comodità come al giorno d’oggi.

Cresciuto in una famiglia umile e di certo non benestante, è il primo di 5 fratelli e, come tutti i bambini giocava nelle piazze del paese – Isola del Liri – correndo felice a piedi nudi dietro il suo amico prediletto, il pallone.

Presto, dovette fare i conti con la dura realtà della vita del tempo. A soli 16 anni, iniziò a lavorare in fabbrica al posto della madre, non rinunciando pero al suo sogno: il mondo del calcio.

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 GLI INIZI DELLA CARRIERA

 Mio padre, – continua Samantha Santonico – è stato sempre un papà legato al mondo del calcio, almeno per quando mi è possibile ricordare.

Mi raccontò che a 17 anni un signore, che già lo seguiva calcisticamente, avendo notato le sue potenzialità, lo portò a fare un provino alla Lazio che ben presto lo inserì nelle giovanili.

 L’APPRODO A REGGIO CALABRIA

Le qualità del giovane calciatore, non sfuggirono all’ allora direttore sportivo della Reggina Dolfin, che lo chiese alla società laziale, restia però a  cederlo, Si andò così alle buste chiuse.

La Reggina ebbe la meglio ed acquisì le sue prestazioni.

TANTI RICORDI BELLI

Ricordi belli e un po’ romantici, che si trasformarono pian piano, come in tutti i rapporti della vita, diventando sentimento da portare dentro per sempre.                                                                                                               

Furono tre anni bellissimi, quelli trascorsi a Reggio, – riferisce Samantha – dove papà dimostrò le sue grandi capacità tecniche, realizzando tanti gol di testa.

Aveva un’elevazione straordinaria che gli permetteva stacchi imperiosi in area avversaria, tanto che spesso la palla andava in fondo alla rete.

Giuseppe Santonico

UN’ EPISODIO PARTICOLARE

 Papà ricorda e mi ricorda sempre un episodio:  

Persico, allora portiere della Reggina – non rammentava quale fosse la partita – fece un rinvio alto e  lungo.

Lui, che nelle sue corde aveva principalmente i colpi di testa, stoppò la palla in modo deciso, facendola tremare sotto i suoi piedi. Allora il pubblico, presente allo stadio, sentendo il tremendo sobbalzo del pallone, all’unisono lo applaudì compiaciuto per il gesto tecnico.

 Scolpita nella sua mente c’è sempre la famosa partita contro il  Modena, che costò agli amaranto calabresi la massima serie.

 LA REGGINA, REGGIO E LA SUA GENTE

Nella sua carriera, – mio padre – ha calcato molti campi di gioco in giro per l’Italia, ma una squadra, uno stadio, ed una città sono rimasti per sempre nel suo cuore: la Reggina, lo stadio, allora Comunale e Reggio. Contesto che gli ha permesso di diventare il calciatore che è stato.

La Reggina per lui è stata, oltre che il trampolino di lancio, una famiglia. Non ha mai dimenticato nessuno. Dai compagni di squadra, al tecnico Maestrelli al presidentissimo Oreste Granillo.

UN REGGINO D’ADOZIONE

Di Reggio, ha apprezzato la passione della sua gente, che porta sempre nel suo cuore. Alla città, è rimasto particolarmente legato per aver trovato “l’amore della sua vita” Teresa, per tutti Mariella.

Marito e padre esemplare, ha creato una famiglia unita, che è e gli sarà sempre accanto. A Reggio, regalato anche un nipote, amante del calcio, il cui sogno è seguire le orme e le gesta del nonno. E’ stato ed ha amato i reggini, che tutt’oggi a distanza di più di 50 anni lo ricordano con affetto, oltre che come grande bomber, per la sua grande forza, umiltà ed educazione.

Un’uomo così, non solo è e sarà sempre una bandiera della Reggina, ma anche un maestro di vita vissuta, fatta di duro lavoro e traguardi conquistati ed onorati con tanti sacrifici.