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Un importante insediamento monastico rupestre è stato scoperto a Palmi, in località Pignarelle. Questo complesso rupestre di Pignarelle, a circa un chilometro dal mare, è composto da un sistema di grotte scavate a mano che risalgono ai secoli IV-XI. Le cavità, disposte su più livelli, rivelano precise tecniche costruttive e celano ancora oggi molti misteri sulle loro origini.
Un rifugio per monaci e comunità
Le prime ipotesi suggeriscono che l’area sia stata abitata da monaci di stirpe siro-melchita e copti, provenienti dal Medio Oriente. Essi giunsero in Calabria per sfuggire alle persecuzioni tra il IV e l’XI secolo, attratti dall’antico Monastero di San Fantino a Tauriana, simbolo di accoglienza bizantina. La loro presenza è documentata nel bios di San Fantino, scritto dal Vescovo Pietro nell’VIII secolo.
Insediamento antico e luoghi di culto
Il professor Domenico Minuto, durante un sopralluogo nel 1993, ipotizzò che queste grotte non ospitassero solo un complesso monastico, ma un intero abitato. Si pensa che abbiano accolto anche i monaci e i cittadini della vicina Taureana, dopo le devastazioni subite dai Longobardi nel VI secolo, prima della sua ricostruzione. Due lettere di papa Gregorio Magno del 591 confermano la dispersione dei monaci a causa delle incursioni longobarde. Questo suggerisce che l’insediamento fosse già esistente nel VI secolo, ma potrebbe essere ancora più antico.
Le grotte conosciute e i loro segreti
Sei grotte sono attualmente note, e tre di esse presentano croci incise. Una di queste, chiamata “Vallaretta”, visitata nel 1995 dal professor Serge Collet, mostra un muro di fortificazione, una probabile sepoltura e una croce siro-melchita sulla volta d’ingresso. Un’altra croce ansata è presente su una parete ovest, con porta lumini scavati nella roccia, forse un’antica sepoltura cristiana copta.
La grotta dell’altare e il culto della Dea Madre
Un’altra cavità, denominata “la grotta dell’altare”, è situata a un livello superiore. La professoressa Sarah Minuto ha ipotizzato che questa grotta, con il suo impianto architettonico, possa essere un “Tempio della luce” dedicato al culto della Dea Madre o Madre Terra. La sua forma richiama un luogo di concepimento, suggerendo un sito sacro per il culto degli antenati, con origini risalenti al Neolitico.
La grotta del monaco guaritore
A un livello inferiore si trova “la grotta del monaco guaritore”, caratterizzata da forme più rifinite e una croce greca o mediorientale incisa sull’arco d’ingresso. All’interno, il tetto del nartece scolpito presenta un “Sole bizantino” o “labirinto”, simbolo del cammino spirituale verso Dio. Il professor Riccardo Scornajenghi, esperto di benessere e spiritualità, ha individuato in un ambiente della grotta “la cappella Sistina dell’energia”, con simboli energetici e flussi che suggeriscono un percorso di guarigione e crescita interiore.
Le misteriose grotte dei cunicoli
Proseguendo lungo il viottolo a strapiombo sul torrente, si arriva alle “Grotte dei cunicoli”. Questa sezione, esplorata solo in parte a causa di crolli e infiltrazioni d’acqua, è caratterizzata da numerose gallerie. Una di esse, molto profonda, comunica con un ambiente circolare di circa 10 metri di diametro, dove sono state notate tracce di colore, forse un affresco. Un’antica cavità, che sembra una sepoltura, è stata individuata in un’altra galleria.
Gli anziani del posto riferiscono che queste grotte furono utilizzate come rifugio durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
La ricerca continua per svelare tutti i segreti di questo affascinante sito, che testimonia la ricca storia e la profonda spiritualità del territorio di Palmi. Reggio Calabria, città missione per il Piano Mattei, dimostra l’attenzione crescente verso il patrimonio e lo sviluppo della regione.
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