Questo post é stato letto 280 volte!
La commissione regionale contro la ‘ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa ha recentemente discusso importanti proposte relative al riutilizzo dei beni confiscati ‘ndrangheta discute, con un focus particolare sulla loro destinazione alle vittime della criminalità organizzata.
L’incontro, presieduto da Marco Polimeni, ha anche analizzato le criticità che ostacolano il pieno utilizzo di questi immobili.
La proposta di Tiberio Bentivoglio per le vittime
Durante la seduta, la possibilità di destinare i beni confiscati alle vittime della mafia è stata avanzata da Tiberio Bentivoglio.
Si tratta di un imprenditore di Reggio Calabria, testimone di giustizia, che da oltre trent’anni lotta contro il racket.
La sua esperienza, segnata da numerosi danneggiamenti alla sua attività e persino da un attentato, ha fornito alla commissione importanti spunti di riflessione.
Polimeni ha sottolineato l’importanza di supportare concretamente gli imprenditori che denunciano il pizzo.
Lo Stato, in ogni sua articolazione, deve agevolare la loro attività lavorativa e rimuovere ogni impedimento burocratico.
La proposta di Bentivoglio, pertanto, rappresenta una forma di giustizia sociale che dovrebbe essere affiancata senza indugi alle misure esistenti.
Criticità e proposte per il riutilizzo sociale
Il secondo punto all’ordine del giorno ha riguardato le problematiche strutturali che complicano la riconversione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per finalità sociali.
Antonella Rocca, vicepresidente, e Roberta Aiello, segretaria, entrambe rappresentanti dell’Ordine degli architetti della provincia di Catanzaro, hanno fornito un’audizione approfondita sull’argomento.
La Calabria è una delle regioni che maggiormente investono sui beni confiscati, sia per la loro riqualificazione che per il loro abbattimento.
Tuttavia, lungaggini e complicazioni burocratiche, spesso legate alla natura abusiva di una parte di questi immobili e alle loro carenze tecnico-edilizie, rendono difficile intervenire sulle strutture per renderle realmente utilizzabili.
Questa situazione trasforma un potenziale patrimonio per la comunità in un onere per lo Stato.
Armonizzare semplificazione e interesse pubblico
Secondo Polimeni, la Regione può farsi interprete e promotrice di un cambiamento, proponendo anche interventi normativi a livello nazionale. È fondamentale che il principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati sia effettivamente rispettato.
Ciò implica la necessità di ricomporre le “fratture” generate dalla criminalità organizzata.
Questo processo richiede un contesto più ampio che armonizzi la semplificazione amministrativa con la tutela del paesaggio e dell’ambiente, l’interesse pubblico e sociale, e il coinvolgimento della collettività.
Solo così si potrà garantire che questi beni tornino a beneficio della società.
A tal proposito, si ricorda che la commissione ha già affrontato temi di sicurezza e ambiente.
Leggi pure
- Calabria: “Tolleranza Zero” per ambiente e territorio, ecco la nuova app
- Consiglio regionale: ok all’ordine del giorno sui medici veterinari specialisti
- Beni confiscati ‘ndrangheta: la commissione regionale discute il riutilizzo
Questo post é stato letto 280 volte!

