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Nel mondo digitale oltre il 70% dei discorsi d’odio si manifesta, rendendo l’ecosistema online uno degli ambienti più esposti alla diffusione di linguaggi discriminatori.
Questo dato preoccupante emerge da una ricerca condotta nell’ambito del progetto Mythic, che ha analizzato il fenomeno dell’odio e della discriminazione in Italia.
In particolare, lo studio ha posto un focus sulla Calabria, definita un caso di “invisibilità strutturale”, dove le discriminazioni e le violenze sono meno denunciate e difficili da intercettare.
La diffusione dell’odio nel mondo digitale
Nel corso del solo 2024, il sistema Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ha registrato un totale di 17.640 segnalazioni.
Di queste, ben il 93,7% sono emerse dal monitoraggio del web e dei media, confermando la centralità del mondo digitale nella propagazione di messaggi discriminatori.
Questi dati sottolineano l’urgenza di strategie efficaci per contrastare tale fenomeno in rete.
La Calabria: un caso di invisibilità strutturale
La ricerca, intitolata ‘Mapping hate and discrimination in Italy: structural invisibility, multi-source monitoring and the calabrian case study’, è stata curata dalla professoressa Giovanna Vingelli, docente dell’Università della Calabria e direttrice del Centro Women’s Studies Unical.
Secondo lo studio, la Calabria non presenta meno casi di discriminazione o violenza rispetto ad altre regioni, ma questi episodi risultano meno denunciati e meno monitorati.
Questa condizione è attribuita a diversi fattori, tra cui aspetti culturali, una diffusa sfiducia nelle istituzioni e la normalizzazione di alcune forme di discriminazione, oltre alla fragilità delle reti di supporto e di emersione.
Presentazione dello studio a Rende
Lo studio è stato presentato pubblicamente a Rende, presso l’Università della Calabria.
L’evento si è svolto nell’ambito del progetto europeo “Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria”, finanziato dall’Unione Europea.
Il progetto è coordinato dalla Fondazione L’Albero della Vita, in collaborazione con Dataninja e il Centro Calabrese di Solidarietà Ets.
Questo incontro ha rappresentato un’importante occasione per discutere le implicazioni della ricerca e le possibili soluzioni per affrontare il problema dei discorsi d’odio.
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