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A Catanzaro, il mini-riassetto della giunta comunale operato dal sindaco Nicola Fiorita ha generato un vero e proprio fuoco incrociato su Fiorita. Il primo cittadino, infatti, ha recentemente sostituito l’assessore al Turismo, Vincenzo Costantino, con Salvatore Bullotta, che fino a poche ore prima ricopriva il ruolo di capo di Gabinetto. Questa mossa ha immediatamente scatenato numerose reazioni politiche, evidenziando tensioni all’interno del panorama politico catanzarese.
Le reazioni politiche e le accuse di Fratelli d’italia
La prima forza politica a esprimere il proprio dissenso è stata Fratelli d’Italia. Attraverso il coordinatore cittadino Pierpaolo Pisano, il partito ha interpretato l’operazione come l’inizio di “grandi manovre” in vista delle prossime elezioni amministrative e politiche. Pisano ha sottolineato come, a suo dire, i continui rimpasti di giunta dimostrino un cinismo del sindaco orientato alla propria sopravvivenza politica.
Inoltre, la promozione di Salvatore Bullotta, pur riconoscendone le capacità, libera una casella strategica come quella del capo di Gabinetto, suscitando ulteriori interrogativi. Sul tema delle nomine in giunta, è utile ricordare che a Catanzaro “Salvatore Bullotta nuovo assessore” è stato un evento di recente discussione. Per ulteriori dettagli su un precedente bilancio politico, si può consultare l’articolo A Catanzaro il bilancio politico di Fiorita dopo il Jova Party.
Le dure critiche dell’opposizione
Ancor più dure sono state le parole dei consiglieri di opposizione Sergio Costanzo, Gianni Costa, Gianni Parisi, Stefano Veraldi e del “responsabile” Antonio Corsi. Essi hanno denunciato un uso “esclusivo e personale” della cosa pubblica, definendo l’operato del sindaco come un “uso spregiudicato delle prerogative del primo cittadino”. Secondo l’opposizione, dirigenti e assessori verrebbero “usati e poi buttati via come stracci vecchi”, senza una logica apparente.
Tuttavia, hanno concluso che una logica esiste e si traduce nel “consolidato metodo fioritiano dell’amichettismo”, un’accusa che mette in discussione la trasparenza e l’equità delle scelte amministrative.
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