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Nel cuore della comunità arbëreshë di Castroregio, in provincia di Cosenza, si nasconde un affascinante mistero: la presenza di antichi megaliti nel bosco, testimonianze della cultura materiale delle popolazioni preistoriche. Questo piccolo borgo, arroccato su un monte e circondato da una rigogliosa cornice di boschi secolari, conserva tracce profonde delle civiltà che hanno abitato questi luoghi in epoche remote.
Un viaggio nella foresta di Castroregio e nella nostra storia
La foresta di Castroregio è un sito di grande interesse storico e archeologico. Infatti, l’intera area, in particolare quella nei pressi della Madonna della Neve (Shën Mëria e Borës), è costellata da una serie di megaliti che risalgono a un periodo compreso tra il Neolitico (5000 a.C.) e la fine dell’età del Ferro (primo millennio a.C.). Queste strutture in pietra rappresentano un legame tangibile con il passato più remoto della Calabria.
Le coppelle e il senso di spiritualità
All’interno del bosco sono presenti anche le coppelle, considerate tra le prime forme di arte preistorica. Esse sono i resti della cultura materiale di chi ci ha preceduto, oltre che una rappresentazione dell’esigenza delle popolazioni primitive di ricercare un profondo senso di spiritualità. Nonostante le diverse ipotesi avanzate, la funzione esatta di questi megaliti e delle coppelle rimane incerta.
Alcuni studiosi li interpretano come monumenti religiosi, altri ne evidenziano il significato astronomico, legato all’osservazione delle stelle e del Sole, mentre altri ancora li considerano monumenti funebri.
L’importanza storica e culturale dei megaliti
Osservare questi segni con la complessa cultura materiale contemporanea non permette di coglierne appieno l’importanza storica e culturale. In essi, infatti, si intravede la primitiva semplicità dell’uomo che ha popolato questi luoghi, il quale cercava di rapportarsi con gli elementi della natura che lo circondavano. Ancora più suggestiva è l’osservazione di un masso che presenta una canaletta, alcune coppelle e il segno di una croce scavata al suo interno.
Le interpretazioni degli studiosi
Antonio Magni, uno dei primi a studiare queste antiche manifestazioni di arte preistorica, ha sottolineato come la maggior parte degli studiosi delle pietre cupelliformi concordi nel ritenerle espressione di un culto religioso. Si trattava di un’idea soprannaturale che poteva manifestarsi in vari riti, dei quali, tuttavia, non è giunta a noi alcuna certezza. Magni evidenzia anche come, nei paesi dove queste pietre non sono state del tutto dimenticate, siano circondate da leggende e superstizioni, oggetto di una certa venerazione.
Purtroppo, in Italia, la loro memoria è andata perduta nel tempo.
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