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Nuovi e significativi sviluppi emergono nell’inchiesta sull’omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice scomparsa a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, il 6 maggio 2016. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha iscritto nel registro degli indagati otto nuove persone. Questo ampliamento delle indagini mira a fare piena luce su uno dei casi di cronaca più oscuri della Calabria.
Nuovi indagati e accertamenti tecnici a Limbadi
La pm Annamaria Frustaci, titolare dell’inchiesta, ha notificato un’informazione di garanzia a otto soggetti, disponendo nuove analisi biologiche e dattiloscopiche su reperti precedentemente sequestrati. Tra gli indagati figurano Giovanni Capone, Vincenzo e Francesco Arceri, Tommaso e Antonino Biondo, il cittadino bulgaro Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e il cittadino rumeno Laurenthiu Georghe Nicolae. Le accuse, a vario titolo, includono omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, oltre a distruzione e occultamento di cadavere.
Le operazioni tecniche avranno luogo il 14 e il 21 settembre presso i laboratori del Ris di Messina.
Il contesto dell’omicidio e il processo in corso
Maria Chindamo scomparve il 6 maggio 2016, e secondo le ipotesi investigative, il suo corpo sarebbe stato dato in pasto ai maiali e i resti distrutti con una fresa agricola. Attualmente, a Catanzaro, è in corso il processo a carico di Salvatore Ascone, 60 anni, accusato di aver collaborato alla pianificazione ed esecuzione dell’omicidio. Ascone, secondo l’accusa, avrebbe agito in concorso con Vincenzo Punturiero, l’ex suocero della vittima, deceduto, che avrebbe commissionato il delitto. Il movente sarebbe legato al suicidio del figlio di Punturiero, attribuito alla separazione dalla donna.
Ascone avrebbe avuto interesse ad acquisire un terreno dell’imprenditrice, anche in qualità di referente della cosca Mancuso.
I reperti sotto esame per l’omicidio Chindamo
I nuovi accertamenti si concentreranno su una serie di reperti chiave. Tra questi, una fresa agricola con tracce ematiche sulla lama, un Mitsubishi Pajero con macchie di sangue sui sedili e un paio di scarpe sportive rinvenute nell’abitazione rurale della vittima. Inoltre, saranno esaminati due mozziconi di sigaretta, già attribuiti al DNA di Dimitrov. Sotto sequestro rimangono anche la Dacia Duster della donna, una cintura in cuoio spezzata trovata durante gli scavi del 2016 e una Fiat Cinquecento sequestrata lo scorso dicembre.
Questi esami sono cruciali per l’indagine e potrebbero fornire elementi determinanti per ricostruire la dinamica dell’omicidio. Per approfondimenti sulle indagini in corso nella regione, è possibile consultare l’articolo Omicidio Reggio Calabria, nuovi accertamenti tecnici.
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