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Reggio Calabria, 17 luglio 2026 – Un infermiere è stato brutalmente aggredito al gom di Reggio Calabria, il Grande Ospedale Metropolitano, da un giovane di diciannove anni.
L’episodio, avvenuto nel pomeriggio del 15 luglio intorno alle 15, ha avuto luogo presso lo sportello di triage del Pronto Soccorso, suscitando forte indignazione e solidarietà da parte dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) locale.
Il diciannovenne, presentatosi al triage, ha iniziato a inveire, colpendo ripetutamente lo sportello con pugni e sputando contro il professionista attraverso il vetro di protezione.
Successivamente, si è gettato a terra.
Quando l’infermiere è uscito per soccorrerlo, è stato ripetutamente fatto bersaglio di colpi di stampella e calci.
L’indifferenza dei presenti e l’intervento delle forze dell’ordine
L’aggressione si è consumata alla presenza di alcuni carabinieri, i quali tentavano invano di calmare l’aggressore.
In seguito, è intervenuta la Polizia, che ha raccolto la denuncia del sanitario e ha identificato il responsabile.
Un aspetto particolarmente sconcertante della vicenda è stata la totale indifferenza da parte dei presenti.
Infatti, il padre dell’aggressore, sebbene presente, non ha compiuto alcun gesto né ha tentato di fermare la furia del figlio.
Allo stesso modo, nessuno dei testimoni in sala d’attesa ha mostrato solidarietà all’infermiere.
Rischio biologico e reazioni istituzionali
Le conseguenze dell’attacco non si limitano alle lesioni fisiche e allo shock psicologico.
A causa del grave gesto dello sputo, l’infermiere ha dovuto sottoporsi a esami clinici d’urgenza e a specifiche profilassi per escludere il rischio di contagio da malattie virali.
Questo evidenzia come la violenza sugli operatori sanitari metta a rischio anche la loro sicurezza biologica.
Pasquale Zito, presidente dell’OPI Reggio Calabria, ha espresso a nome di tutto il Consiglio Direttivo profonda indignazione.
Ha sottolineato come sia inaccettabile che, nonostante i continui annunci legislativi, la sicurezza nei Pronto Soccorso sia ancora precaria.
L’Ordine ha garantito pieno sostegno al collega aggredito e auspica che l’autorità giudiziaria proceda con la massima celerità.
L’OPI ribadisce la necessità di far sì che gli ospedali tornino ad essere luoghi di cura sicuri, non zone di frontiera.
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