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Reggio Calabria, 15 luglio 2026 – L’operazione “Epicentro 2” ha portato alla luce un sofisticato sistema di welfare della ‘ndrangheta, incentrato sulle cosiddette “mesate” destinate ai detenuti e alle loro famiglie.
Questa cassa comune, alimentata dai proventi delle attività illecite, rappresenta un ingranaggio fondamentale per mantenere la compattezza dell’organizzazione criminale, come emerge dall’ordinanza cautelare.
Il sostegno economico per la fedeltà dietro le sbarre
Per la ‘ndrangheta, il carcere costituisce un momento critico, capace di generare vulnerabilità e potenziali collaborazioni con la giustizia.
In questo contesto, il sostegno economico ai detenuti non svolge solo una funzione assistenziale.
Infatti, esso è uno strumento per consolidare il vincolo associativo, garantendo risorse per spese legali, mantenimento delle famiglie e necessità quotidiane.
Questo meccanismo assicura continuità e fedeltà al gruppo criminale.
La gestione delle risorse e le intercettazioni
Dalle conversazioni intercettate dagli investigatori, emerge una particolare attenzione dei vertici dell’organizzazione alla distribuzione di queste risorse.
La gestione delle somme destinate ai detenuti è considerata una priorità nelle dinamiche interne.
Inoltre, gli inquirenti hanno ricostruito un sistema organizzato dove i proventi delle estorsioni venivano suddivisi tenendo conto anche delle esigenze degli affiliati ristretti.
La contabilità occulta della cassa comune
La gestione del denaro destinato ai detenuti, secondo gli atti dell’inchiesta, non è un aspetto marginale.
Invece, rappresenta una componente essenziale della macchina organizzativa.
Le quote per i detenuti viaggiano parallelamente agli altri interessi del gruppo, seguendo una logica precisa di ridistribuzione delle risorse.
Questo meccanismo, secondo l’accusa, mantiene vivo il rapporto tra chi è libero e chi è ristretto, trasformando il sostegno economico in un elemento di pressione e controllo.
Messaggi dal carcere e il peso delle gerarchie
L’indagine ha evidenziato come le richieste di denaro partissero direttamente dagli istituti penitenziari, attraverso canali clandestini.
Non si tratta di semplici richieste di aiuto, ma di comunicazioni che riproducono all’esterno le gerarchie criminali.
Queste indicazioni sollecitano gli affiliati liberi a garantire il flusso economico necessario.
Il mancato rispetto degli impegni generava pressioni e sollecitazioni, arrivando a coinvolgere anche i familiari degli esponenti di vertice.
Il collante economico dell’organizzazione
Il quadro delineato dall’inchiesta restituisce l’immagine di un’organizzazione capace di sostenere i propri uomini anche nei momenti di maggiore difficoltà.
Il denaro diventa uno strumento di appartenenza e controllo.
La gestione delle “mesate”, così come ricostruita nell’ordinanza, è uno degli elementi chiave attraverso cui la procura ha ricostruito la solidità del vincolo associativo.
Questo sistema di reciproco sostegno lega gli affiliati detenuti a quelli operativi sul territorio, garantendo continuità alla struttura criminale.
Per approfondire le operazioni contro la ‘ndrangheta, si può consultare l’articolo sui 79 arresti contro la ‘ndrangheta.
Allo stesso modo, l’inchiesta ha evidenziato come maxi operazione contro la ‘ndrangheta storica abbia svelato ulteriori dettagli.
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