Questo post é stato letto 190 volte!
Si è concluso il percorso giudiziario di un uomo di 75 anni, per lungo tempo ritenuto dagli inquirenti vicino ai vertici della ‘ndrangheta nella Locride. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto la richiesta di proroga della misura di sicurezza, avanzata dalla Procura, dichiarando cessata la sua pericolosità sociale. Questa decisione ha accolto integralmente le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Leone Fonte.
La storia giudiziaria dell’indagato
La vicenda giudiziaria dell’uomo ha avuto inizio nel 2015, quando fu estradato dal Canada. L’estradizione avvenne in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito della maxi operazione denominata “Crimine”. Da quel momento, il suo nome è stato menzionato anche nell’inchiesta “Acero-Krupy”, dove gli veniva contestato il ruolo di capo della locale di Grotteria.
Le condanne e le proiezioni settentrionali
Il primo grado del processo si è concluso con una condanna a 20 anni di reclusione, successivamente ridotta a 10 anni dalla Corte d’Appello e confermata in via definitiva dalla Cassazione. Durante il periodo di detenzione, l’uomo è stato sottoposto anche al regime del 41-bis. Parallelamente, nei processi “Infinito”, svoltosi a Milano, e “Minotauro”, a Torino, erano emersi presunti ruoli di vertice nelle proiezioni settentrionali della ‘ndrangheta. Queste accuse si basavano principalmente sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia; tuttavia, l’uomo ha sempre negato ogni coinvolgimento mafioso. La lotta contro la ‘ndrangheta continua ad essere una priorità per la giustizia.
Questo post é stato letto 190 volte!

