Il fiume Lao in Calabria, un viaggio tra storia e natura selvaggia

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Nubi ancora cariche di pioggia si attardano sulle cime del Pollino, mentre piccole gocce si posano sulla vegetazione, pronte a intraprendere il loro cammino. Così inizia il ciclo dell’acqua, un viaggio eterno che modella il paesaggio e lega indissolubilmente il destino dell’uomo alla natura. Il fiume Lao in Calabria rappresenta un esempio emblematico di questo legame, unendo storia e natura selvaggia lungo il suo percorso.

Dalle sorgenti del Pollino alla trasformazione del lao

Il Parco Nazionale del Pollino, l’area protetta più grande d’Italia tra Basilicata e Calabria, accoglie queste acque. Dalla Serra del Prete, il liquido segue percorsi nascosti fino a riemergere nella sorgente di Viggianello, in territorio lucano. Questo “giro dentro la terra” è un miracolo naturale. Il fiume Mercure, che nasce a Viggianello, si tuffa in una vasca limpida, per poi iniziare una lunga corsa che lo trasforma. Quando entra in Calabria, il suo nome cambia in Lao e con esso anche il suo carattere. Per un lungo tratto, infatti, il fiume si incanala impetuoso tra maestose pareti di roccia calcarea, creando gole spettacolari di rara bellezza.

Le comunità lungo il percorso del fiume

Lungo questa via d’acqua, diverse comunità hanno prosperato, attingendo risorse e plasmando la loro identità. Laino Castello, un antico borgo, è una delle prime scoperte. Spesso nascosto dalla nebbia che sale dalla valle, il paese conserva la chiesa di San Teodoro e una torre medievale. Abbandonato dopo il sisma del 1982, sta vivendo una fase di graduale recupero grazie a iniziative come un albergo diffuso e il presepe vivente che, dal 2000, attira numerosi visitatori. Anche Laino Borgo, un piccolo centro che vive delle opportunità offerte dal fiume e delle sue tradizioni religiose, è un esempio di questa interazione. Ogni anno, la festa della Madonna dello Spasimo vede una processione suggestiva che unisce fede e cultura pastorale.

Laino Borgo, archeologia e avventura

A Laino Borgo, nell’area archeologica di San Gada, è stata recentemente scoperta la presenza di un insediamento antico esteso circa 50 ettari, sconosciuto fino al 2019. Tra i reperti più significativi spicca un luogo di culto dedicato a una divinità femminile, probabilmente Artemide. Si tratta di un centro urbano lucano, databile tra il IV e il III secolo a.C., che rappresenta il più importante insediamento abitativo della valle del Lao-Mercure. Laino Borgo è anche un punto di accesso privilegiato per gli amanti dell’avventura. Le sue sponde offrono un vero e proprio parco acquatico, dove guide esperte accompagnano i visitatori a praticare kayak, canyoning e, soprattutto, rafting. Qui, passaggi impetuosi tra gole altissime si alternano a tratti tranquilli, ideali per una sosta rigenerante sotto le cascate.

Papasidero e la Grotta del Romito

Il Lao prosegue il suo viaggio toccando Papasidero, un piccolo paese che conserva il suo antico impianto urbano e i resti di un castello. Qui si trova il santuario della Madonna di Costantinopoli, incastonato nella roccia a picco sul fiume. Poco distante, la Grotta del Romito rappresenta uno dei siti preistorici più importanti d’Europa e d’Italia. Questo luogo ha restituito arte parietale, sepolture e un incredibile archivio storico di sette metri di scavi. Gli uomini del Paleolitico abitarono questa grotta per millenni, sfruttando il Lao come risorsa idrica essenziale e via di comunicazione con il mare. L’incisione su un grande masso, raffigurante un bos primigenius, testimonia il valore simbolico di questi animali per le comunità di cacciatori.

La foce del fiume lao e il cedro della Riviera

Quando l’alveo del fiume si allarga, lasciandosi alle spalle il gruppo montuoso dell’Orsomarso e i confini del Parco Nazionale del Pollino, il paesaggio cambia. Qui, tra Santa Maria del Cedro e Scalea, dove il Lao sfocia, si coltiva il cedro. Questo agrume è diventato una risorsa economica importante, tanto da attirare rabbini da Israele che ogni anno scelgono i frutti per la festa di Sukkot. Non lontano dalla costa, gli antichi segni della città di Laos, fondata dagli abitanti dell’antica Sibari, costituiscono un parco archeologico di grande interesse per la Calabria settentrionale. L’insediamento, databile tra la fine del IV e la metà del III secolo a.C., rivela un’organizzazione urbana ortogonale e testimonianze di un’aristocrazia agraria. L’acqua del Lao, in un ciclo perenne, si ricongiunge al mare, fondendo ghiaia e sabbia e tessendo un filo invisibile che lega la vita degli uomini e della natura da millenni.

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Author: Consuelo