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Personale stabile, servizi effettivi e un controllo dal basso sulle strutture sanitarie di prossimità sono le richieste principali emerse dal recente confronto sullo stato delle case e degli ospedali di comunità nella provincia. L’iniziativa, promossa venerdì dalla Cgil di Cosenza, avvia un percorso di partecipazione cittadina e ascolto dei territori. L’obiettivo è verificare che queste strutture siano veri presidi capaci di rispondere ai bisogni delle comunità locali, evitando che diventino semplici edifici da inaugurare.
La Cgil di Cosenza, infatti, si impegna a garantire una sanità pubblica efficace.
La visione della Cgil sulla sanità territoriale
Il sindacato intende valutare se la cosiddetta “rivoluzione di prossimità”, prevista dal Decreto Ministeriale 77/22 e attuativa della Missione 6 del Pnrr, abbia rappresentato un’opportunità reale o piuttosto un’occasione persa per il territorio calabrese. Nonostante le oltre sessanta strutture programmate in Calabria e gli annunci relativi a ventisei case e nove ospedali di comunità, l’attivazione effettiva si colloca al di sotto della media nazionale. Questo ritardo solleva interrogativi sull’efficacia dell’implementazione del piano.
Carenze di organico e il caso di Acri
Il nodo cruciale individuato dalla Cgil riguarda le carenze di organico. I fondi del Pnrr, infatti, finanziano opere murarie e arredi tecnologici, ma non possono coprire la spesa corrente per il personale. Per trasformare le strutture in servizi operativi, è indispensabile un incremento consistente di personale stabile. Il ricorso a contratti a termine, secondo il sindacato, alimenterebbe il precariato e sarebbe in contrasto con i cambiamenti strutturali necessari per la riforma.
Tra le criticità segnalate spiccano la presenza facoltativa dei medici di famiglia nelle nuove strutture e la forte carenza di infermieri, essenziali per le prestazioni domiciliari. Inoltre, molti posti letto negli ospedali di comunità restano “solo sulla carta”. La Cgil ha richiamato l’attenzione anche sul caso di Acri, dove le case di comunità sarebbero state attivate all’interno dell’ospedale cittadino in modo formalistico, senza una reale attivazione dei servizi previsti.
La mancanza di una programmazione efficace della medicina territoriale rischia di sottrarre risorse agli ospedali, anziché alleggerirne il carico.
Un patto sociale per la difesa della sanità pubblica
“Non possiamo permetterci la beffa di una medicina del territorio ridotta a scatole vuote e inefficienti. Non servono nuove strutture ma servizi effettivi”, ha dichiarato la Cgil. Questa posizione evidenzia le difficoltà degli operatori, i lunghi tempi di attesa, la migrazione sanitaria e le rinunce alle cure da parte dei cittadini.
Al confronto hanno partecipato cittadini, lavoratori, associazioni e rappresentanti di diverse forze politiche, inclusi Rifondazione Comunista, AVS, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Cosenza Cresce Insieme. Anche la consigliera regionale e vicepresidente della Commissione Sanità, Rossellina Madeo, ha espresso vicinanza al percorso di partecipazione. La Cgil di Cosenza, insieme alla Fp-Cgil, promuoverà un patto sociale tra tutti i soggetti impegnati nella difesa della sanità pubblica e del diritto alla salute.
Il percorso mira ad ascoltare, verificare e monitorare i servizi sul territorio, con iniziative di mobilitazione e denuncia laddove necessario. La sanità a Cosenza e l’inclusione delle disabilità sono temi centrali per il benessere della comunità.
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