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Catanzaro: La Corte di Cassazione ha annullato il processo sulla discarica di Alli, noto come inchiesta “Pecunia non olet”, dopo ben sedici anni.
Questa decisione clamorosa è stata presa a causa dell’incompetenza territoriale degli uffici giudiziari catanzaresi, stabilendo che il caso avrebbe dovuto essere trattato dal tribunale di Venezia.
La sentenza ha conseguenze significative per tutti gli imputati e per il Comune di Catanzaro, che si era costituito parte civile.
Annullate le sentenze di primo e secondo grado
La pronuncia dei giudici capitolini ha specificato che l’incompetenza territoriale implica inevitabilmente l’annullamento delle sentenze di primo e secondo grado.
Di conseguenza, sono state annullate senza rinvio le condanne per l’imprenditore veneto Stefano Gavioli, per il commercialista Paolo Bellamio e per Giancarlo Tonetto.
Anche la sentenza relativa all’allora commissario per l’emergenza ambientale in Calabria, Graziano Melandri, è stata annullata senza rinvio.
Le implicazioni per gli imputati e il Comune di Catanzaro
Per Graziano Melandri, che aveva rinunciato alla prescrizione, gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Venezia.
Sarà ora compito della Procura valutare l’apertura di un nuovo fascicolo.
Questa situazione rappresenta un duro colpo anche per il Comune di Catanzaro.
L’ente, infatti, si era costituito parte civile in entrambi i gradi di giudizio, ottenendo il riconoscimento del danno.
Tuttavia, la sentenza della Cassazione comporta ora l’eliminazione anche delle statuizioni civili, lasciando il Comune senza il risarcimento precedentemente accordato.
Questo epilogo giudiziario, con il processo sulla discarica di Alli annullato dopo un lungo iter, evidenzia le complessità e le lungaggini del sistema giudiziario italiano.
Solleva inoltre interrogativi sulla gestione delle competenze territoriali in processi di tale portata.
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