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La città di Catanzaro commemora monsignor Antonio Cantisani a cento anni dalla sua nascita, avvenuta il 2 novembre 1926 a Lauria Superiore. L’Arcivescovo è venuto a mancare il 1° luglio 2021 nella residenza del Seminario Arcivescovile di Catanzaro, lasciando un’eredità di profonda fede e servizio. Cantisani, pur originario della Lucania, ha amato intensamente la Calabria, dedicando la sua vita all’apostolato e alla guida spirituale della comunità.
Il suo ministero episcopale in Calabria
Papa Paolo VI lo nominò Arcivescovo di Rossano nel 1971, per poi affidargli la Diocesi di Cariati nel 1979. Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, nel 1980, fu trasferito alla guida dell’Arcidiocesi di Catanzaro e della Diocesi di Squillace. Il suo motto episcopale, “Evangelizo vobis, gaudium magnum”, ha guidato un ministero caratterizzato da signorilità, paternità e attenzione verso i più deboli.
Formazione e primi incarichi
Ordinato presbitero il 16 giugno 1949, monsignor Cantisani si formò nel Seminario Regionale di Salerno. Conseguì la Licenza in Sacra Teologia e la Laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense. Da giovane sacerdote, ricoprì incarichi come vicerettore del Seminario diocesano di Policastro e docente di Lettere, Latino e Greco. Fu anche cancelliere vescovile, assistente dell’Azione Cattolica e segretario del consiglio pastorale.
Impegno per la Chiesa Calabrese e i migranti
Nel 1986, monsignor Cantisani divenne il primo Arcivescovo della nuova Arcidiocesi unificata di Catanzaro-Squillace, il primo metropolita e il primo a celebrarvi il Sinodo. A livello nazionale, dal 1985 al 1995 guidò la Commissione CEI per le migrazioni e nel 1987 fu il primo presidente della Fondazione “Migrantes”. Prestò servizio anche come consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
La visione di una Chiesa corresponsabile[/h3> Designato nel 1995 presidente della Conferenza Episcopale Calabra, fu il primo presule a far visita al Consiglio Regionale della Calabria, esortando la politica a porre sempre al centro la dignità della persona e il bene comune. Monsignor Cantisani ha sempre promosso una Chiesa “sinodale”, “in uscita” e “inquieta”, che cerca la cooperazione di tutti i membri per mostrare il volto di Cristo. in effetti, egli sottolineava l’importanza della corresponsabilità dei battezzati, in particolare dei giovani, considerati “le antenne che percepiscono in anticipo le strade lungo le quali la storia è chiamata a camminare”. l’eredità culturale e storica
Concluso il suo mandato pastorale nel 2003 per limiti di età, monsignor Cantisani continuò a vivere nella sua Arcidiocesi come Arcivescovo emerito. in profonda sintonia con i suoi successori, ha continuato a dedicarsi alla predicazione e a numerose pubblicazioni teologiche, storiche e spirituali. tra queste spiccano i profili biografici dei vescovi di Catanzaro e un’imponente storia della diocesi catanzarese. i suoi scritti hanno fatto emergere dettagli e curiosità di secoli di storia locale. [h3]riscoperta delle radici bizantine e patrimonio di fede Un aspetto significativo del suo magistero è stata la riscoperta delle radici bizantine della Chiesa di Catanzaro.
Sotto il suo impulso, nel 1999 la diocesi acquistò l’antica chiesa di Sant’Omobono, restituendo al capoluogo un gioiello di stile bizantino-normanno. Nelle sue ricostruzioni storiche, monsignor Cantisani ha evidenziato la sollecitudine dei pastori verso i poveri e la formazione del clero, ricordando grandi sacerdoti catanzaresi e figure come Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, del quale ha curato la traduzione del Commento ai Salmi.
Come abbiamo riportato, a Catanzaro monsignor Maniago ha guidato una giornata nazionale, a testimonianza della vitalità religiosa locale.
Il 1° luglio 2021 la Chiesa di Catanzaro-Squillace e l’intera regione hanno pianto la sua scomparsa. La sua testimonianza di pastore mite e sapiente, che ha speso la vita per la centralità della persona e il bene comune, rimane viva e viene ricordata con gratitudine a cento anni dalla sua nascita.
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