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La melicoltura di montagna in Calabria riscopre antiche cultivar di mele

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La melicoltura di montagna in Calabria sta vivendo una fase di riscoperta delle antiche cultivar di mele, un patrimonio di biodiversità che si estende dai frutteti d’altura dell’Aspromonte, della Sila e del Pollino fino alle aree grecaniche. Questo tesoro agricolo contrasta l’omologazione dei gusti imposta dalla grande distribuzione, offrendo ai consumatori una percezione più autentica della ricchezza agricola regionale. Le pratiche di coltivazione tradizionali, legate alle stagioni e ai microclimi, raccontano un modo diverso di vivere l’agricoltura.

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La tradizione delle mele nella Sila

Sull’altopiano silano, la coltivazione di meli vanta una storia secolare. Già al tempo del Regno delle Due Sicilie, le mele della Sila erano apprezzate e raggiungevano mercati distanti, trasportate fino ai porti e poi dirette verso il Nord Italia. Nonostante un declino dovuto alla meccanizzazione e all’abbandono delle aree montane dopo l’Unità d’Italia, la tradizione della melicoltura è stata salvata. Le mele venivano raccolte tra settembre e dicembre e conservate sulle ‘ncannizzate, graticci di canne intrecciate che permettevano una lunga conservazione naturale.

Alcuni decenni fa, agricoltori lungimiranti hanno recuperato e ripreso a coltivare queste varietà quasi perdute.

Il centro agrario di San Giovanni in Fiore

Un esempio virtuoso di questa riscoperta si trova nella zona di San Giovanni in Fiore. Qui, il centro agrario fondato da Domenico Andrieri ha svolto un lavoro di ricerca meticoloso per oltre vent’anni. Sono state raccolte più di ottocento varietà di melo, individuate in diversi paesi della Sila, nei conventi e nelle antiche dimore rurali. Questo impegno ha riportato alla luce un meraviglioso patrimonio genetico, salvando cultivar considerate perdute e preservando la memoria agricola del territorio.

Le varietà di mele autoctone Calabresi

Tra le varietà riscoperte spiccano nomi suggestivi e sapori unici. La Scacciatella, ad esempio, è una mela dolce e succosa con polpa croccante. La Limuncella è altrettanto succosa e aromatica, ideale anche per la produzione di sidro, ed è tra le cultivar meridionali più pregiate. La Calvilla, dolce e profumata, offre note di fragola e cannella.

Inoltre, esistono varietà come la mela del Faraone, dal colore rosso vinoso, e l’Agostina, tipica delle zone tra Sila e Pollino, con polpa croccante e dolce, perfetta per succhi e confetture. Si trovano anche l’Annurca silana e la mela Fragolina, piccola e profumatissima, mentre la Rosetta silana si distingue per la succosità e la consistenza soda. Dal Pollino provengono la mela Saracena, croccante e acidula, usata anche per l’aceto, e la mela all’olio, così chiamata per la sua buccia lucida e oleosa.

La melicoltura nell’area grecanica e i numeri attuali

Nell’estremo Sud della regione, nell’area grecanica, la coltivazione del melo è legata a varietà locali di grande interesse. Piccoli appezzamenti e orti familiari ospitano ancora piante recuperate da vecchi innesti, grazie alla memoria degli anziani contadini. Tra queste, la mela I Xjarvu, un frutto piccolo e profumato con polpa chiara e un sapore dolce con una leggera acidità, in passato usata anche per profumare gli ambienti. Accanto a questa, si trovano mele rustiche di montagna come la Cuacciu, dalla forma irregolare e sapore persistente.

Oggi la melicoltura in Calabria copre circa 450 ettari di superficie, come riportato dal Consorzio per la Difesa delle Produzioni Agricole della Calabria. Questo dato evidenzia una dimensione di nicchia, ma anche un crescente interesse verso la produzione di qualità. In alcune aree, come Delianuova, ai piedi dell’Aspromonte, aziende locali hanno avviato meleti moderni che coltivano varietà autoctone insieme a quelle più diffuse a livello nazionale.

Qui si producono circa 800 mila chili di mele all’anno, destinate sia al mercato interno che all’esportazione, con impianti situati tra i 600 e i 750 metri di altitudine. Ogni cultivar antica, rigorosamente biologica, offre profumi e sapori rari, definiti dall’altitudine, dal freddo che concentra gli zuccheri e dalla cura naturale che sostituisce i processi industriali.

Questa attenzione per la melicoltura di montagna in Calabria è parte di un movimento più ampio per la tutela della biodiversità regionale, rappresentando un frammento della memoria e del magnifico corredo agricolo della regione. Come abbiamo riportato, la patata della Sila IGP è un tesoro del territorio, e molte altre eccellenze attendono di essere riscoperte.

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