Catechesi a Catanzaro, il vescovo Maniago accelera

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Oltre trecento delegati provenienti da tutta l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace si sono riuniti il 12 settembre al Mirabeau Park Hotel di Gasperina per l’Assemblea diocesana. L’evento, convocato dall’arcivescovo Monsignor Claudio Maniago, ha impresso un’accelerazione significativa al percorso di rinnovamento catechesi iniziazione cristiana. Questa partecipazione, espressione delle diverse realtà ecclesiali del territorio, segna un passaggio importante nel cammino pastorale della diocesi.

Il cammino pastorale e il discernimento della fede

Dopo una fase di ascolto e confronto vissuta nelle foranie, si entra ora nel tempo del discernimento. L’obiettivo non è solo aggiornare programmi e sussidi, ma interrogarsi sul modo stesso di accompagnare le nuove generazioni alla fede. Monsignor Maniago ha indicato l’icona evangelica dei discepoli di Emmaus come stile del percorso, sottolineando l’importanza di camminare accanto, ascoltare le domande e rileggere la vita alla luce della Parola. In questo modo si riconosce Cristo nello spezzare il pane e si ritorna alla comunità.

Dalla preparazione ai sacramenti all’esperienza di vita

La questione va oltre la semplice preparazione dei bambini e dei ragazzi alla Prima Comunione o alla Cresima. La domanda posta all’Assemblea è più radicale: come si diventa cristiani oggi, in una società dove la trasmissione della fede non può più essere data per scontata? Don Francesco Vanotti, presbitero della diocesi di Como e direttore dell’Ufficio per la Catechesi, ha delineato alcuni passaggi chiave per una vera conversione della catechesi.

Tra questi spiccano il passaggio “dai sacramenti alla vita cristiana”, “dalla trasmissione presupposta al primo annuncio” e “dalla classe alla comunità”. La prospettiva è quella di accompagnare bambini, ragazzi e famiglie verso un’esperienza cristiana capace di coinvolgere la vita.

Il ruolo del catechista e della comunità

Questo cambiamento richiede anche un ripensamento della figura del catechista. Egli non deve essere solo un trasmettitore di contenuti, ma un adulto nella fede capace di ascoltare, creare relazioni e introdurre progressivamente alla vita della comunità cristiana. Il catechista assume così il volto del testimone e dell’accompagnatore. Questa trasformazione necessita di una formazione rinnovata e della capacità di leggere le domande delle persone, costruendo percorsi dove la fede possa essere incontrata e sperimentata.

Linguaggi e testimonianza nella fede

Di conseguenza, cambiano anche i linguaggi. Alla conoscenza dei contenuti si affiancano la Parola di Dio, la liturgia, la preghiera, la fraternità, la carità, il servizio, il silenzio e la testimonianza. Il passaggio “dalla classe alla comunità” indica il superamento di una concezione quasi scolastica del catechismo. Bambini e ragazzi devono poter entrare in relazione con una comunità viva e con adulti capaci di testimoniare concretamente ciò che annunciano.

Per questo, la conversione della catechesi non riguarda solo i catechisti, ma l’intera comunità cristiana.

Nel corso della mattinata, don Ivan Rauti ha richiamato il significato del cammino sinodale, mentre don Ferdinando Fodaro ha posto l’accento sulla comunità cristiana come luogo generativo. La relazione di Vanotti ha offerto le coordinate per il confronto nei tavoli sinodali, chiamati a raccogliere esperienze, domande e proposte. L’Assemblea di Gasperina, infatti, non fornisce un modello già definito, ma apre un cantiere diocesano.

La direzione impressa dall’arcivescovo Maniago è chiara: fare del rinnovamento dell’iniziazione cristiana una priorità pastorale, passando dalla domanda su “come fare catechismo” a quella, molto più impegnativa, su come una comunità cristiana possa generare oggi alla fede.

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Author: Claudia