Quando il CAP (codice di avviamento postale) decide la vita

Questo post é stato letto 370 volte!

C’è una verità che preferiamo ignorare: la nostra vita dipende dal CAP, dal codice di avviamento postale in cui siamo nati. Non è solo un numero utile alla posta, ma un indicatore di opportunità, servizi, ricchezza. Una variabile silenziosa che orienta il nostro destino molto più delle scelte che faremo da adulti.

In un paese come il Belgio, il CAP è quasi una garanzia. Qui l’offerta di lavoro supera spesso la domanda, gli stipendi sono alti, i benefit aziendali generosi. Auto aziendali, assicurazioni sanitarie, fondi pensione integrativi, bonus: un ecosistema che sostiene e protegge. Così accade che persone “normali”, manager di aziende comuni, girino in Porsche non per merito straordinario, ma perché il contesto lo rende possibile. È la geografia a generare opportunità, non solo il talento.

E allora viene spontaneo chiedersi: qual è il merito di chi nasce in un CAP che offre tutto questo? Qual è la virtù di chi cresce in un territorio dove il sistema ti spinge in avanti prima ancora che tu inizi a camminare? Il merito individuale esiste, certo, ma non basta a spiegare il successo personale quando il contesto lavora per te.

Il CAP determina la qualità della scuola, la facilità di trovare un impiego, la possibilità di costruire una carriera, la stabilità economica. Decide se potrai permetterti di sbagliare o se ogni errore sarà una condanna. Decide se potrai scegliere o se dovrai adattarti. Decide se potrai restare o se sarai costretto a partire.

Eppure continuiamo a raccontarci che viviamo in società meritocratiche. Continuiamo a celebrare storie di successo come se fossero il frutto esclusivo dell’impegno personale. Continuiamo a confondere il privilegio con il talento, la fortuna con la virtù.

Riconoscere il peso del CAP non significa negare il valore dell’impegno. Significa restituire dignità a chi deve lottare il doppio per ottenere la metà. Significa capire che la giustizia sociale non può esistere senza giustizia territoriale.

Il CAP non dovrebbe decidere la vita. Ma oggi, troppo spesso, lo fa. E finché non lo ammetteremo, continueremo a vivere in un mondo che premia chi è nato nel posto giusto e punisce chi non ha avuto la stessa fortuna. Guardare il CAP per quello che è — un destino amministrativo travestito da dettaglio — è il primo passo per immaginare una società più equa.

Questo post é stato letto 370 volte!

Author: Nicola Priolo