Ugl riaccende vertenza ex lsu lpu: dignità per lavoratori Calabresi

francesco anoldo ugl sanità

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Un’importante vertenza lavorativa sta riaccendendo il dibattito politico in Calabria, coinvolgendo numerosi comuni della regione.

L’Ugl riaccende vertenza ex Lsu Lpu, portando al centro dell’attenzione una questione che rischiava di essere dimenticata.

Il sindacato, attraverso i suoi dirigenti territoriali, sta organizzando assemblee con i lavoratori ex LSU e LPU, trasformandole in un forte appello verso Roma, Catanzaro e i palazzi municipali.

Questa non è solo una rivendicazione di categoria, ma una vera e propria battaglia per la dignità dell’intero territorio calabrese.

Il precariato storico e le sue implicazioni

La vertenza in questione riguarda circa diecimila persone, ovvero gli ex LSU (Lavoratori Socialmente Utili) e LPU (Lavoratori di Pubblica Utilità).

Attualmente, questi lavoratori sono dipendenti stabilizzati e rappresentano circa il 90% della forza lavoro in oltre 360 comuni calabresi.

Senza il loro contributo, molte comunità rischierebbero di perdere servizi essenziali.

Condizioni lavorative e futuro previdenziale

Nonostante trent’anni di servizio negli Enti locali, la situazione descritta dall’Ugl è preoccupante.

Molti di questi lavoratori hanno contratti part-time di 16, 18 o 20 ore settimanali, con stipendi che spesso non superano gli 800 euro al mese.

Di conseguenza, la loro prospettiva pensionistica è compromessa da decenni di contribuzione ridotta o assente.

Questi lavoratori rappresentano il precariato più longevo della Calabria, una condizione che, se non risolta, li condannerà a una futura “povertà pensionistica”.

La piattaforma ugl per una soluzione a costo zero

L’Ugl Autonomie ha già avviato un dialogo con il Ministero del Lavoro.

Il dossier è stato affidato al Segretario nazionale e responsabile del Dipartimento Lavoro, Gianvincenzo Benito Petrassi, supportato dai dirigenti calabresi Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Oreste Valente, Luca Muzzopappa, Giulio Pignataro e Gino Pettinato.

Le richieste chiave del sindacato

Le proposte presentate ai tavoli istituzionali si basano su tre punti fondamentali.

In primo luogo, si chiede l’aumento delle ore lavorative per tutto il personale part-time.

Successivamente, viene richiesta una mobilità fluida tra i diversi enti.

Infine, è essenziale il riconoscimento del contributo previdenziale per gli anni pregressi.

Il sindacato evidenzia che questa piattaforma è economicamente sostenibile, poiché è applicabile a parità di spesa per la Regione e il Ministero.

L’obiettivo è mantenere la dinamicità del fondo dedicato, reinvestendo le economie generate direttamente nello stesso bacino di lavoratori, senza tagli o distrazioni di risorse.

L’appello ai sindaci e il coinvolgimento dell’anci

Nelle assemblee che si sono susseguite negli ultimi due mesi, l’Ugl non si è limitata a interpellare i governi centrale e regionale, ma ha coinvolto direttamente i primi cittadini.

I Comuni sono infatti i principali beneficiari e utilizzatori di questa forza lavoro.

La responsabilità delle amministrazioni locali

Secondo il sindacato, non è sufficiente attendere finanziamenti straordinari da Roma o Catanzaro.

Le amministrazioni locali devono fare la loro parte per risolvere la situazione.

Per superare lo stallo, l’Ugl ha formalmente richiesto il coinvolgimento dell’ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, nelle prossime sessioni di confronto.

Il valore umano e sociale della vertenza

Al di là degli aspetti contrattuali, l’Ugl sottolinea il significativo valore umano e sociale di questa battaglia.

Questi lavoratori non sono una categoria astratta, bensì il pilastro su cui si reggono i servizi minimi dei piccoli centri calabresi.

Sono le persone che guidano gli scuolabus, gestiscono gli sportelli anagrafici e garantiscono l’operatività quotidiana dei municipi.

Questi lavoratori, rimasti invisibili per troppo tempo, meritano risposte concrete e immediate dalla regione.

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Author: Claudia