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La Procura distrettuale antimafia (Dda) di Brescia ha richiesto pene più severe per diversi imputati coinvolti nell’inchiesta “Isola orobica”.
L’indagine riguarda i presunti tentacoli della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto nel giro di false fatturazioni nella Bergamasca, attraverso l’uso di società cartiere.
La pm Claudia Moregola ha presentato ricorso alla Corte d’appello di Brescia, chiedendo una riforma della sentenza di primo grado emessa dal Gup del Tribunale bresciano il 19 novembre 2025.
L’inchiesta “Isola orobica” e le richieste della dda
L’operazione, scattata il 5 settembre 2022 con 33 arresti eseguiti dai carabinieri e dalla guardia di finanza di Bergamo, ha svelato un presunto gruppo criminale, con a capo persone originarie di Isola Capo Rizzuto, che tra il 2016 e il 2021 avrebbe commesso illeciti fiscali nella provincia di Bergamo.
La ricostruzione è stata in gran parte accolta nel primo grado di giudizio.
Tuttavia, la Dda di Brescia ha invocato la condanna per altre 11 persone precedentemente assolte e ha chiesto condanne più pesanti per 12 dei 25 imputati già condannati con rito abbreviato.
Aggravante mafiosa e minaccia silente
Un punto cruciale del ricorso della pm riguarda l’esclusione dell’aggravante della “minaccia silente” per un’estorsione mafiosa avvenuta nel 2019 ai danni di un imprenditore.
Il Gup aveva motivato questa decisione con la mancanza di sentenze che attestassero la “certa affiliazione alla ‘ndrangheta” di Martino Tarasi, Pasquale Arena e Salvatore Arena.
La Dda bresciana, invece, sostiene la sussistenza della “minaccia silente” e dell’aggravante mafiosa, basandosi sull’appartenenza dei tre imputati alla cosca Arena, emersa anche dall’inchiesta “Golgota” della Procura antimafia di Catanzaro.
Le implicazioni dell’appello della dda
La richiesta di pene più severe e l’impugnazione di alcune assoluzioni evidenziano la determinazione della Dda di Brescia nel contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata.
L’obiettivo è garantire una giustizia più rigorosa e riaffermare la presenza dello Stato contro tali fenomeni.
Questa vicenda sottolinea l’importanza di un’azione coordinata tra le diverse procure per combattere la criminalità organizzata che estende i suoi affari oltre i confini regionali.
Il tema della legalità rimane centrale e, come abbiamo visto in altri contesti, la lotta al crimine organizzato è una priorità.
Ad esempio, a Crotone, è stata condotta un’ampia operazione interforze con focus sulla ‘ndrangheta.
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