Maxiprocesso Maestrale: la Procura Generale ricorre in Cassazione

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La Procura Generale di Catanzaro ha deciso di ricorrere in Cassazione contro la recente decisione della Corte d’Appello che ha dichiarato inammissibile l’appello nel maxiprocesso Maestrale.

Questa mossa, che riguarda il maxiprocesso Maestrale ricorre Cassazione, mira a contestare una pronuncia che ha sollevato diverse questioni procedurali e legali.

La vicenda ha preso il via il 29 giugno scorso, quando la terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha giudicato inammissibile l’appello proposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).

L’appello si riferiva alla sentenza con rito abbreviato, emessa il 20 marzo 2025 dal Gup distrettuale, nel contesto del maxiprocesso Maestrale-Olimpo-Imperium, che ha coinvolto i clan del Vibonese.

Le ragioni del ricorso in Cassazione

La decisione della Corte d’Appello si basava su un’eccezione sollevata da un avvocato della difesa, relativa al mancato rispetto delle nuove modalità di deposito telematico degli atti di impugnazione.

Infatti, dal 31 marzo 2025, gli appelli contro le sentenze di primo grado con rito abbreviato devono essere depositati esclusivamente tramite il portale del processo penale telematico, pena l’inammissibilità.

La Procura Generale di Catanzaro, tramite i sostituti Raffaella Sforza, Andrea Buzzelli, Irene Crea e Annamaria Frustaci, ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Procura lamenta vizi di illogicità nella decisione della Corte d’Appello e profili di illegittimità costituzionale nella nuova normativa sul deposito telematico degli appelli.

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Author: FrancescoP