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Il mondo gira sempre più rapidamente, ma spesso la nostra percezione della realtà è distorta.
Molte persone sembrano essersi fermate a osservare schermi luminosi, traboccanti di immagini e video dalla dubbia utilità.
Questi contenuti pretendono di impacchettare il mondo esterno per trasportarlo all’interno di quello virtuale, un concetto semplice nella sua drammaticità.
La trappola del virtuale e i falsi divulgatori
Ci siamo chiusi in un recinto virtuale, dove perfetti sconosciuti ci raccontano come va il mondo.
Queste figure, senza arte né parte, si trasformano in “divulgatori della rete”, travisando spesso la realtà.
Molti di noi pendono dalle loro labbra, lasciandosi dire cosa fare, cosa pensare, come mangiare, come curarsi, o come essere più belli e attraenti.
Le tragedie del nulla e la perdita di prospettiva
Assistiamo anche a quelle che potremmo definire “grandi tragedie del nulla”.
Ci sono personaggi che si disperano davanti a una telecamera per un amore passeggero, per la scoperta di un capello bianco o per la difficoltà di trovare la giusta tonalità di smalto.
Il problema non sono tanto loro, quanto il fatto che, guardandoli, ci convinciamo che la vita si riduca a queste futilità.
Riscoprire il vero valore della vita
È fondamentale porsi una domanda vera e profonda: ricordiamoci di che colore è il cielo, riscopriamo il contatto con la terra, i profumi dei boschi, il canto degli uccelli.
Se vogliamo davvero comprendere come il mondo gira, dobbiamo andare a vedere dove la vita pulsa e graffia sul serio. È essenziale riconnettersi con la realtà tangibile.
Dove la vita pulsa e graffia davvero
Andiamo nei centri hospice a trovare chi sta male davvero, chi combatte contro una malattia grave e chi non ha più tempo, conoscendone il valore assoluto.
Dobbiamo anche osservare chi non ha nemmeno una bottiglia vuota da poter riempire a una fontanella.
Il mondo non è quella scatola di plastica e vetro che teniamo in tasca, ma è fuori, è attorno a noi, ed è ancora tutto da scoprire in ogni suo aspetto autentico.
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