Questo post é stato letto 320 volte!
La Calabria, terra di antica tradizione agricola, vanta un prodotto di eccellenza riconosciuto a livello internazionale: l’olio extravergine calabrese, un vero tesoro della dieta mediterranea. Questo alimento fondamentale, la cui coltivazione risale al VII secolo a.C. con l’arrivo dei Greci nelle colonie della Magna Grecia, ha plasmato il paesaggio e l’economia della regione per millenni.
La sua presenza capillare, con ulivi secolari che caratterizzano ogni angolo di terra, testimonia una storia profonda e un legame indissolubile con il territorio.
La storia millenaria dell’olivicoltura in Calabria
L’olivicoltura calabrese conobbe un’importante svolta con l’arrivo dei Romani, i quali introdussero nuove tecniche di spremitura e conservazione. Questo permise alla regione di diventare uno dei principali produttori di olio nell’Impero Romano. Già nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio lodava l’eccellenza dell’olio italiano, rinomato in tutto il Mediterraneo.
Nel corso dei secoli, l’ulivo ha continuato a definire il paesaggio e l’economia locale, con piantagioni estese dalle pianure fino a 600 metri di altitudine. Esempi significativi si trovano nella Piana di Gioia Tauro, Palmi e Seminara, dove il paesaggio olivicolo è unico per l’età eccezionale delle piante, alcune delle quali raggiungono i 20 metri di altezza.
Cultivar autoctone e qualità distintiva
La Calabria ospita oltre 30 cultivar di ulivo, che grazie al clima e al terreno producono oli extravergini con sfumature di sapore e profumo inconfondibili. La regione si posiziona al secondo posto in Italia per produzione, con 181.000 ettari di uliveti e 718 frantoi attivi, impegnati a imbottigliare un olio di altissima qualità.
Il Consorzio di Tutela dell’Olio di Calabria IGP ha individuato le varietà che meglio rappresentano l’identità regionale.
Tra le più diffuse spicca la Carolea, i cui frutti vengono raccolti in questo periodo. Il suo olio, di colore verde-dorato, offre un sapore che bilancia amaro, piccante e fruttato intenso, con sentori di erba fresca, pomodoro, mandorla e carciofo. Nel Cosentino, la Roggianella, una cultivar autoctona più minuta ma rustica, si adatta a diverse condizioni climatiche.
La Dolce di Rossano e la Cassanese, ottima anche come oliva da tavola, sono altre varietà di pregio. Nel Reggino e nel Vibonese, l’Ottobratica, che matura in ottobre, produce un olio con note di cardo e cannella.
Il ruolo del Consorzio e la valorizzazione turistica
La bontà dell’olio calabrese è intrinsecamente legata al “terroir”, un connubio di clima, terreno, orografia, storia, cultura e tradizioni. I produttori calabresi, dediti all’olivicoltura da generazioni, vedono nel loro prodotto non solo il frutto del lavoro, ma anche una storia che continua a vivere.
La raccolta avviene con cura meticolosa e la trasformazione nei frantoi preserva tutte le qualità del frutto, garantendo un prodotto che si mantiene inalterato nel tempo.
Il Consorzio di Tutela dell’Olio di Calabria IGP svolge un ruolo cruciale nella valorizzazione del prodotto, assicurando che ogni olio rispetti gli elevati standard del disciplinare e garantendone qualità e autenticità tramite il marchio IGP. Oltre al marchio regionale, l’extravergine calabrese si declina in tre DOP specifiche: Lametia DOP, Alto Crotonese DOP e Bruzio DOP.
L’olio calabrese è diventato anche un’attrazione turistica. Molte aziende offrono la possibilità di scoprire il processo produttivo, partecipare alla raccolta e visitare i frantoi, spesso abbinando l’esperienza a percorsi enogastronomici lungo le “Strade dell’olio”. Queste strade attraversano 17 Città dell’Olio, distribuite nelle diverse province, tutte vocate alla produzione di questo prezioso extravergine calabrese.
L’olio calabrese è un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea, richiesto ben oltre i confini regionali e nazionali per arricchire piatti e evocare ricordi di gusto e profumo. Un filo d’olio, come spesso si dice, è capace di “rinfrescare” e trasformare ogni pietanza, conferendole una nuova veste e un sapore inconfondibile, rendendolo un elemento irrinunciabile nella cucina calabrese, proprio come il pane.
Come riportato in un precedente articolo, un ulivo calabrese è diventato simbolo di resilienza, a testimonianza del forte legame tra questa pianta e il territorio.
potrebbe interessarti anche
- Un ulivo Calabrese della Piana di Gioia Tauro diventa simbolo di resilienza in Puglia
- Allarme rapine bancomat nella Piana di Gioia Tauro
- Nuove minacce alla sindaca di Gioia Tauro con una lettera ai
Questo post é stato letto 320 volte!

