Operazione Master a Castrovillari, non convalidati i fermi

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La gip di Castrovillari, Carmen Lodovica Bruno, non ha convalidato il fermo di dieci cittadini pakistani, indagati nell’operazione Master contro il caporalato, disposta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. La decisione è stata presa in seguito all’udienza di convalida, dove la giudice ha rigettato anche la richiesta di applicazione di misure cautelari per gli indagati.

Di conseguenza, è stata disposta l’immediata rimessione in libertà per tutti, salvo che non siano detenuti per altre cause.

Le accuse e la difesa nell’operazione Master a Castrovillari

Gli indagati erano accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre a reati connessi alla gestione dei flussi migratori. Durante l’udienza, il collegio difensivo, composto dagli avvocati Andrea Garofalo e Andrea Ponzo del foro di Castrovillari, ha contestato la sussistenza dei presupposti per l’adozione del fermo.

I legali hanno infatti sottolineato come il pericolo di fuga debba essere “concreto, attuale e specificamente riferibile alla posizione del singolo indagato”, non potendo derivare automaticamente dalla gravità delle accuse, dalla cittadinanza straniera o dalla mera possibilità di recarsi all’estero.

La decisione del gip e l’assenza di pericolo di fuga

La difesa ha evidenziato l’assenza di condotte indicative di un progetto di fuga, contrapponendo elementi che dimostravano un solido radicamento degli indagati sul territorio. Queste argomentazioni hanno trovato riscontro nella decisione del gip, che, pur riconoscendo la gravità del quadro indiziario prospettato dall’accusa, ha ritenuto insussistente il pericolo di fuga.

La giudice ha ribadito che tale presupposto deve fondarsi su circostanze concrete e non può essere semplicemente presunto in base al titolo di reato.

Esclusione del rischio di reiterazione e trasmissione degli atti

La giudice per le indagini preliminari ha inoltre escluso l’attualità del pericolo di reiterazione del reato. Questa valutazione è stata motivata dal significativo tempo trascorso dai fatti e dall’assenza di elementi recenti che indicassero una persistente operatività degli indagati nel settore dell’intermediazione illecita del lavoro.

Contestualmente, rilevato che alcune delle fattispecie contestate rientrano nella competenza del giudice distrettuale, il gip ha dichiarato la propria incompetenza funzionale. Di conseguenza, ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero per quanto di competenza.

Gli avvocati Garofalo e Ponzo hanno espresso soddisfazione per la decisione, sottolineando come il provvedimento riaffermi la necessità di fondare ogni limitazione della libertà personale su una rigorosa verifica, caso per caso, dei presupposti richiesti dalla legge.

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Author: Consuelo