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I detenuti del carcere Arghillà a Reggio Calabria hanno fornito una versione alternativa dei fatti riguardanti i presunti disordini del 22 luglio scorso.
Un gruppo di reclusi ha sollecitato l’intervento della garante regionale dei detenuti, Giovanna Russo, per denunciare condizioni igienico-sanitarie critiche.
La situazione si sarebbe aggravata a causa di una prolungata carenza idrica, con l’acqua disponibile solo per poche ore al giorno per circa quindici giorni.
Successivamente, per due giorni consecutivi, l’erogazione idrica sarebbe stata completamente interrotta.
La carenza idrica e le condizioni igienico-sanitarie
La mancanza di acqua ha creato una situazione di grave disagio igienico-sanitario all’interno della struttura, specialmente considerando che alcune celle ospitano fino a sette detenuti.
Questa problematica si è manifestata proprio durante un periodo di caldo torrido, con temperature che hanno superato i 40 gradi, rendendo la situazione ancora più insostenibile.
La carenza di servizi essenziali ha spinto i detenuti a cercare un confronto con la sorveglianza, il comandante della polizia penitenziaria e la direzione del penitenziario.
Le richieste di confronto e le proteste
Nonostante le richieste, i detenuti affermano di non aver ricevuto risposte dirette né impegni formali per risolvere il problema.
Questa mancanza di dialogo ha esasperato gli animi, portando alcuni reclusi ad avvicinarsi ai cancelli per sollecitare un incontro, mentre altri tentavano di placare i più agitati.
La difficile situazione del carcere Arghillà Reggio Calabria era già emersa in precedenza, in seguito a una visita ispettiva condotta da associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti, le quali avevano evidenziato diverse criticità all’interno della struttura.
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