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Ponte sullo stretto: no ponte chiede dimissioni dell’amministratore delegato Pietro Ciucci dopo l’apertura di un’inchiesta per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Secondo i movimenti e le associazioni contrarie alla costruzione del ponte, Ciucci dovrebbe dimettersi o essere rimosso, poiché l’indagine solleva seri dubbi sulla gestione della società Stretto di Messina.
L’ex sindaco di Messina, Renato Accorinti, e l’attivista Gino Sturniolo sottolineano come l’opera sia considerata inutile e uno spreco di risorse pubbliche, evidenziando le criticità già sollevate dalla Corte dei Conti.
Le accuse e le richieste di dimissioni
L’indagine in corso ha intensificato le critiche dei movimenti “No Ponte”.
L’associazione Invece del Ponte ha dichiarato che se si tenta la corruzione per aggirare la paralisi, la situazione è grave.
Per loro, chi amministra un’azienda che non raggiunge gli obiettivi e presenta un “fumus” di corruzione dovrebbe dimettersi o essere rimosso dai vertici politici.
Questo scenario, secondo l’associazione, è un chiaro segnale di malfunzionamento e mancanza di controllo.
Le reazioni dell’ex sindaco di Messina
Renato Accorinti, ex sindaco di Messina e figura di spicco del movimento No Ponte, ha espresso preoccupazione per la notizia, pur preferendo attendere l’accertamento dei fatti.
Ha ribadito la sua convinzione sull’inutilità dell’opera, definendola “sovradimensionata quanto inutile”, e ha criticato il fatto che tali meccanismi attirino persone non realmente interessate al benessere dello Stretto e alla mobilità dei cittadini.
Accorinti ha ricordato la sua battaglia contro il ponte, iniziata nel 2002, suggerendo che soluzioni più semplici ed economiche, come l’aumento di aliscafi e navi moderne, avrebbero potuto migliorare la mobilità senza sperperare denaro pubblico.
Per approfondire le questioni legate alle infrastrutture calabresi, è possibile consultare l’articolo infrastrutture calabresi ponte stretto.
Le critiche di Gino Sturniolo e le incongruenze evidenziate
Gino Sturniolo, altro leader dell’assemblea No Ponte e autore di libri sull’argomento, ha preferito non commentare direttamente l’inchiesta, ma ha ribadito la sua convinzione che il progetto del Ponte sullo Stretto sia un meccanismo per sperperare risorse pubbliche, indipendentemente dalla sua realizzazione finale.
Sturniolo ha richiamato le osservazioni della Corte dei Conti, che aveva evidenziato come l’operazione fosse partita recuperando un vecchio contratto, alcune società e un progetto ormai anacronistico e sbagliato.
Le incongruenze riguardavano il tipo di finanziamento e i prezzi, che avrebbero dovuto essere rivisti.
Il ruolo della politica e il futuro della società Stretto di Messina
Secondo Sturniolo, la società Stretto di Messina avrebbe dovuto essere liquidata già nel 2013, ma le scelte politiche dei governi succeduti hanno continuato a rimandare la decisione, fino alla “resurrezione” del progetto tre anni fa.
Sia Accorinti che Sturniolo auspicano che questo capitolo si chiuda definitivamente, con la liquidazione della società e lo studio di opere realmente necessarie per la Sicilia e la Calabria, che non coinvolgano un dispendio di denaro pubblico per progetti ritenuti superflui.
Le indagini sulla corruzione e il segreto d’ufficio legate al ponte sono un tema di grande attualità, come riportato anche nell’articolo inchiesta corruzione e segreto ufficio.
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