Droga e ‘ndrangheta a Crotone: tre condanne definitive per i “corigliano-comito”

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La Corte di Cassazione ha pronunciato un verdetto significativo sull’inchiesta riguardante le attività illecite della cosca Corigliano-Comito di Rocca di Neto, rendendo definitive tre condanne.

L’alta Corte, infatti, ha rigettato i ricorsi presentati dalle difese, confermando le sentenze emesse dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 30 giugno 2025, nel troncone processuale che si è svolto con rito abbreviato.

Questo risultato rappresenta un passo fondamentale nella lotta alla droga e ‘ndrangheta a Crotone.

L’operazione e l’espansione internazionale

L’operazione che ha portato a queste condanne è scattata il 19 dicembre 2022.

In quella data, la Squadra Mobile di Crotone, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, eseguì 18 fermi.

Le indagini hanno rivelato che la cosca avrebbe esteso la propria influenza anche negli Stati Uniti.

Le investigazioni, infatti, presero il via nel marzo 2020 a seguito di un’informativa dell’FBI.

Questa ipotizzava una serie di estorsioni perpetrate da alcuni esponenti dell’organizzazione criminale di Rocca di Neto ai danni di locali situati a Manhattan, New York.

Tali sviluppi hanno condotto gli agenti della Mobile a fare luce sul principale “core business” del clan, specializzato nello smercio di cocaina e marijuana tra il 2020 e il 2022.

La conferma della Cassazione: gergo criptico e modus operandi

La ricostruzione investigativa è stata pienamente confermata dalla terza sezione penale della Cassazione, che ha evidenziato la “sinergia dei sodali”.

Nelle motivazioni della sentenza, si legge che i membri utilizzavano un “gergo criptico comune per parlare di droga”, dimostrando l'”esistenza di un rapporto ben consolidato” tra loro.

Inoltre, le 13 pagine della sentenza rivelano che, a seguito dei “sequestri subiti dalle forze dell’ordine”, gli imputati si attivavano “prontamente” per “trasferire le scorte di stupefacenti” e per “finanziarsi reciprocamente per sopperire alla momentanea indisponibilità di denaro di taluni di loro”.

Le videoriprese effettuate, conclude la Corte, hanno permesso di accertare un “collaudato modus operandi”.

Questo garantiva la disponibilità di droga per il mercato locale, minimizzando le perdite in caso di perquisizioni.

Un esempio di come le forze dell’ordine calabresi contrastano il crimine organizzato è visibile anche in iniziative come la trasformazione di un bene confiscato in presidio di legalità a Lazzaro.

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Author: domenico