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Le truffe sui falsi braccianti agricoli rappresentano una costante fonte di finanziamento per le cosche della Sibaritide, un meccanismo che si ripete in diverse inchieste. Questo sistema di “welfare criminale” emerge prepotentemente anche tra le righe dell’ultima ordinanza relativa all’operazione “Ginestra”, rivelando un aspetto meno cruento ma estremamente redditizio del business mafioso.
Il sistema delle truffe ai danni dell’inps
Le indagini hanno evidenziato una dimensione industriale della truffa: ben 4.017 falsi braccianti censiti negli elenchi anagrafici, con migliaia di giornate lavorative mai realmente svolte. Tale pratica ha generato un danno milionario per le casse dello Stato, trasformando i fondi pubblici in un vero e proprio sistema di sostegno per gli affiliati, le famiglie dei detenuti e per consolidare il consenso sul territorio. Questo rappresenta uno dei segmenti più profittevoli dell’economia sommersa, gestito, secondo gli inquirenti, dai protagonisti dell’inchiesta.
L’organizzazione del business criminale
Accanto ai metodi tradizionali, come le estorsioni nei cantieri edili, il pizzo della “guardiania” imposto ai proprietari di agrumeti e le minacce, le cosche di Corigliano-Rossano hanno sviluppato nel tempo una macchina perfettamente oliata. Questa macchina criminale è basata sulla sistematica spoliazione dei fondi INPS, attuata attraverso una rete di cooperative e aziende agricole di comodo.
Un’inchiesta recente, come riportato, ha evidenziato come un indagato sia rimasto in silenzio, suggerendo la complessità e la riservatezza delle operazioni. Questo schema permette alle organizzazioni criminali di mantenere un flusso costante di denaro, fondamentale per la loro sopravvivenza e il loro controllo sul territorio.
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