Questo post é stato letto 340 volte!
La Cassazione ha annullato la confisca da 22 milioni di euro all’imprenditore Giuseppe Borrelli.
La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla difesa, rinviando il decreto alla Corte d’Appello di Catanzaro.
Questa decisione comporta un nuovo esame della vicenda, che aveva portato alla conferma della confisca dei beni e all’applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni.
La decisione della Cassazione e il rinvio a Catanzaro
La Suprema Corte ha disposto che gli atti tornino alla Corte d’Appello di Catanzaro, la quale dovrà riesaminare il caso con una diversa composizione giudicante.
In particolare, la confisca da 22 milioni di euro riguardava beni e undici società con sedi sia a Roma che in Calabria, ritenuti riconducibili all’imprenditore.
Questa operazione era nata da un’indagine congiunta di Polizia di Stato e Guardia di Finanza.
Le argomentazioni della difesa e il quadro giuridico
Gli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano, difensori dell’imprenditore, hanno contestato l’impianto accusatorio fin dall’inizio.
Hanno sostenuto l’insussistenza della “pericolosità generica”, evidenziando come l’imprenditore non fosse mai stato condannato per reati che producono profitti illeciti.
Inoltre, è stata contestata la “pericolosità qualificata”.
Secondo la difesa, gli atti di polizia giudiziaria descrivevano Giuseppe Borrelli come un soggetto solamente “contiguo” o “vicino” ad ambienti mafiosi.
Tuttavia, la giurisprudenza consolidata, sia interna che europea, stabilisce che tale qualificazione non è sufficiente per giustificare un giudizio di pericolosità qualificata e, di conseguenza, la confisca di un intero patrimonio.
Per giustificare l’ablazione dei beni, è necessario dimostrare elementi indiziari che provino l’effettiva partecipazione all’associazione criminale o un contributo concreto e apprezzabile all’attività della consorteria.
Questi elementi, a detta della difesa, erano assenti nel caso in esame.
La compatibilità reddituale e il futuro del procedimento
Il ricorrente ha anche fornito una consulenza tecnica, redatta dal dottore commercialista Ercole Palasciano, che attestava la piena compatibilità tra i redditi leciti dell’imprenditore e la consistenza del patrimonio sottoposto a sequestro. È importante sottolineare che gli atti del procedimento a carico di Giuseppe Borrelli erano stati richiamati anche nel contesto dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Altomonte, avvenuto nei mesi scorsi.
Con l’annullamento della Cassazione, viene ora rimesso in discussione il presupposto stesso dell’attribuzione all’imprenditore di una posizione di contiguità con ambienti criminali.
Pertanto, la Corte d’Appello di Catanzaro dovrà effettuare una nuova valutazione della vicenda, tenendo conto dei principi di diritto richiamati dalla Suprema Corte e invocati dalla difesa.
Questo nuovo esame sarà cruciale per determinare l’esito finale della indagine appalti sanità pubblica.
Leggi pure
- Confisca da 22 milioni a imprenditore annullata: il caso torna a Catanzaro
- Reggio Calabria: paura all’aeroporto per carrello non aperto
- Bankitalia: occupazione accelera in Calabria, +3,8% nel 2025
Questo post é stato letto 340 volte!

