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É molto interessante la proposta di alcuni sindaci calabresi di istituire una rete regionale dei presepi viventi. Il turismo esperienziale potrebbe inglobare quello religioso, che in tante parti della Calabria è una realtà viva, ma ancora poco strutturata. Si manifesta in forme spontanee, legate a pellegrinaggi, feste patronali, riti bizantini e visite a luoghi sacri, ma non è ancora pienamente riconosciuto come segmento autonomo. Piuttosto, si inserisce in modo naturale all’interno del più ampio turismo esperienziale, che in quest’area si fonda su identità, spiritualità, natura e memoria collettiva.
La Calabria è un territorio in cui la religiosità popolare e la spiritualità bizantina convivono da secoli. Bova, Gallicianò, Condofuri, Roghudi e altri borghi conservano chiese antiche, cappelle rupestri, icone ortodosse, tradizioni liturgiche greche. A Gallicianò, ad esempio, si celebra ancora il rito bizantino nella locale chiesa ortodossa. Tuttavia, queste esperienze, come tante altre in Calabria, non sono ancora organizzate in un sistema turistico coerente.
Il turismo esperienziale è oggi il contenitore più adatto per valorizzare il turismo religioso in Calabria. Come dimostra l’iniziativa di San Lorenzo (RC), che propone un percorso di geo turismo spirituale tra natura, leggende e benessere psicofisico, l’esperienza religiosa qui non è mai disgiunta dal paesaggio, dalla memoria, dalla cultura. È un’esperienza sensoriale e interiore, che coinvolge corpo, mente e spirito. Da Il Sole 24 Ore: “l’area grecanica è ospitale e spirituale, un luogo dove il forestiero è accolto con la filoxenìa, l’antico amore greco per lo straniero”.
Questo spirito rende il turismo religioso un’esperienza di relazione, non solo di visita, una chiave di lettura profonda del territorio. È parte integrante del turismo esperienziale, ma può diventare un segmento autonomo se sostenuto da una progettazione culturale e spirituale consapevole. In un’epoca in cui il viaggiatore cerca autenticità, silenzio, senso, una gran parte della Calabria può offrire un’esperienza unica di spiritualità mediterranea.
Purtroppo in un contesto fragile come quello calabrese, dove le risorse sono limitate, le infrastrutture carenti e la progettazione culturale spesso discontinua, il turismo religioso difficilmente può reggersi da solo come segmento autonomo. E infatti, secondo quanto emerge da fonti autorevoli e da esperienze locali, la sua valorizzazione più efficace avviene quando viene integrato nel più ampio contenitore del turismo esperienziale.
Anche Kalabria Experience conferma questa visione: il turismo religioso in Calabria è “una vacanza evoluta”, che unisce devozione, scoperta culturale e arricchimento personale. Non si tratta solo di visitare santuari, ma di vivere i luoghi sacri come parte di un’esperienza più ampia, che include borghi, artigianato, gastronomia e relazioni umane.
Ben venga la rete regionale dei presepi viventi, ma in un contesto molto più ampio. Altrimenti il turista esperienziale, soprattutto quello che viene da tanto lontano, sarà spaesato.
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