Condofuri, Reggio Calabria

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Di Lilli Tripodi

Il centro abitato di Condofuri, capoluogo dell’omonimo comune, chiude il sistema insediativo della valle dell’Amendolea nel comprensorio comunale. Tre sono i centri abitati che hanno avuto origine da questa antica realtà geo-politica. Condofuri, che dal 1811 è divenuta sede comunale, era stata fondata da un gruppo di persone provenienti da Gallicianò, a sua volta sorta come gemmazione interna di Amendolea. Il nucleo originario dell’attuale territorio condofurese era, quindi, l’antico borgo di Amendolea, che, secondo alcuni storici, corrispondeva a Peripoli, antica polis sul fiume Alece, punto strategico per i rapporti tra le province magnogreche di Locri e Reggio poiché posta sul loro confine. I documenti che attestano con certezza l’esistenza di Amendolea risalgono però all’anno 1000. Dell’antico borgo oggi sono visibili soltanto i resti del castello bizantino, posto su una rocca a 358 m s.l.m., totalmente danneggiato dal terremoto del 1908, che ha costretto gli abitanti del borgo a dare origine al nuovo abitato di Amendolea, oggi costituito da poche abitazioni situate ai piedi della medesima rocca su cui sorge il castello, in un’ansa dell’omonima fiumara . Il secondo centro abitato, in ordine temporale, è Gallicianò, piccolo  centro pastorale fondato con molta probabilità da alcuni amendolesi che si trasferirono in questo luogo ancora oggi impervio e difficilmente accessibile. La sua posizione rispetto alla fiumara ne fa un insediamento di controcrinale, poiché esso si innerva alla fine di un percorso parallelo all’asse fluviale  che si arrampica sui declivi aspromontani fino a 620 m s.l.m. L a struttura insediativa si dispone a fuso lungo un percorso perpendicolare a quello adducente  e i tessuti edilizi si sviluppano attorno al nucleo centrale, costituito dalla piazza del Corvo e dalla chiesa di S. Giovanni Battista (XVI sec.). Anche Gallicianò è stato interessato dall’ondata di emigrazione che ha coinvolto tutti gli altri centri rurali calabri a partire dalla metà dello scorso secolo; ciononostante l’isolamento in cui ha versato per innumerevoli decenni ha fatto sì che esso abbia conservato per lungo tempo la lingua e la cultura dei greci di Calabria. Notevole è infatti l’impegno della locale associazione Cumelca affinché il patrimonio linguistico grecanico non resti esclusivamente appannaggio dei gallicianesi più anziani e unica in tutto il comprensorio grecanico è stata la realizzazione, nel 1999, a Gallicianò di una chiesetta di ispirazione bizantina, la chiesa di Panaghìa tis Elladas (Madonna dei Greci), ottenuta dalla ristrutturazione di una casa contadina in pietra, adattata al modello della Cattolica di Stilo, per riproporre l’antico rito greco-ortodosso. Ultimo, ma non meno importante è l’abitato di Condofuri, colonizzato a sua volta dagli abitanti di Gallicianò. Sorge alle pendici del monte Scafi, a circa 11 km dalla costa. Anche in questo caso è la natura del luogo a determinare le caratteristiche dell’insediamento. Il variopinto sistema formato dalle abitazioni e dalle colture si innesta, infatti, in un’area fertile costituita dalla confluenza tra il torrente Scafi e la fiumara di Condofuri, affluente dell’Amendolea. L’insediamento che ne risulta è costituito da tre piccoli nuclei separati dai corsi d’acqua anche se nell’insieme l’abitato si presenta come un pittoresco ventaglio di case che si prospettano sulla fiumara. Il tutto è reso ancora più ameno e tipicamente rustico dall’insinuarsi degli appezzamenti colturali che si dispongono nel fondovalle, dalla fiumara al centro abitato. L’origine marginale di Condofuri rispetto a Gallicianò e ad Amendolea è testimoniata anche dal toponimo, che potrebbe derivare da condo-churi, ovvero “vicino al paese”, così come da kontofyria, “vicino al forte”. Per chiudere il cerchio, esattamente come in una storia che si ripete ciclicamente, la centralità amministrativa e demografica di Condofuri è stata in seguito soppiantata da quella di Condofuri Marina, sua gemmazione costiera. Il suo popolamento ha avuto forte impulso in seguito alle alluvioni del ’51 e del ’53, quando le popolazioni provenienti dall’interno hanno ingrandito i piccoli rioni esistenti attorno alla stazione e a Limmara, i due punti focali della marina condofurese, soppiantando così buona parte delle precedenti coltivazioni di grano, agrumi e gelsomino. Condofuri Marina presenta tutte le caratteristiche di un insediamento lineare di costa, con una struttura insediativa che si articola secondo due indirizzi generali: l’edilizia privata sorta lungo la nazionale, in senso parallelo alla linea di costa e alla SS 106, e l’edilizia popolare avente come polo centrale la chiesa parrocchiale di Maria Pacis. La Marina di Condofuri, con i lidi e i locali sulla spiaggia, rappresenta una meta turistica abbastanza rinomata nel comprensorio reggino, ma anche l’entroterra, con i suoi meravigliosi scenari naturalistici legati al corso della fiumara Amendolea e alle numerose aziende agrituristiche che vi si dispongono attorno, è costantemente oggetto di escursioni per tutti gli amanti della natura e delle gite che riuniscono la conoscenza del territorio a quella delle radici storico-culturali dell’area grecanica. A tal proposito è bene citare alcuni dei reperti storico-archeologici che si possono osservare sulla mulattiera che da Amendolea Vecchia conduce a Bova. Primi fra tutti i ruderi della chiesa protopapale di S. Maria Assunta (XIII-XIV sec.), all’interno dell’antico abitato di Amendolea, superato il quale si trovano i resti di altre tre chiese: quella di S. Caterina (XII sec.), quella di S. Sebastiano (XVII sec.), di cui è ancora visibile il mirabile campanile a cuspide, e la chiesa di S. Nicola.

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