I SUCCESSI DELLA DOMOTEK. LO SPORT E IL CORAGGIO DI COSTRUIRE IL FUTURO DELLA CALABRIA

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La promozione della Domotek Pallavolo in Serie A2, con quattro giocatori calabresi cresciuti e rimasti in Calabria, è un segnale che va oltre il risultato sportivo: racconta una regione in cui molti successi nascono controvento. Lo sport, qui, è un luogo di resistenza civile, un presidio emotivo, un termometro sociale che misura dispersione scolastica, disoccupazione, migrazioni, solitudini che diventano strutturali.

La Calabria non è priva di strumenti: è priva della capacità di usarli. Il PNRR lo dimostra in modo impietoso. Tra il 2021 e il 2025 sono arrivati 6–8 miliardi di euro, ma oltre l’85% è rimasto fermo, intrappolato tra ritardi, uffici tecnici insufficienti, progetti respinti, gare deserte. Quelle risorse avrebbero potuto generare palazzetti, palestre scolastiche, piscine, centri sportivi di comunità, spazi per i giovani. Invece quasi nulla è diventato realtà.
E così lo sport calabrese continua a vivere in impianti vecchi, chiusi, non regolamentari, mentre altrove si costruiva e si investiva.

Ma anche quando l’infrastruttura esiste, resta il nodo più grande: il sostegno alle società sportive, che non può arrivare dal pubblico.

Lo sport vive di sponsor, e in Calabria il tessuto imprenditoriale investe poco perché non vede progetti credibili, trasparenza, ritorni misurabili. I grandi marchi nazionali restano lontani: la Calabria non è percepita come un mercato sicuro, né come un territorio prevedibile o brand safe.

Il caso del nuoto è la metafora perfetta: una regione con centinaia di chilometri di costa non ha mai espresso un atleta di vertice perché mancano piscine funzionanti, continuità, programmazione. Il talento non basta senza un ecosistema che lo accompagni.

La Calabria è davanti a una scelta che non può più rimandare: continuare a sopravvivere o iniziare finalmente a crescere. Lo sport rende questa scelta visibile come poche altre cose, perché mostra con brutalità ciò che funziona e ciò che manca.

Oggi racconta una regione che non investe sui giovani, che non riesce a trasformare le risorse in opportunità, che lascia andare talenti e energie. Ma domani potrebbe raccontare altro: una Calabria che decide di costruire impianti veri, programmi seri, comunità che credono nel valore educativo dello sport. Una Calabria che smette di affidarsi alla resistenza individuale e sceglie di creare un ambiente capace di far crescere persone, non solo atleti.

Perché è da lì che passa tutto: dal coraggio di costruire un futuro in cui restare abbia finalmente un senso.

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Author: Nicola Priolo