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L’aeroporto di Reggio Calabria, con poco più di cinquantasettemila passeggeri e tassi di riempimento tra il 50% e il 70%, non mostra semplicemente risultati deludenti, rivela la fragilità di un sistema che riesce a funzionare solo se sostenuto economicamente.
Non è un caso isolato: in tutta Europa le compagnie low cost prosperano grazie a contributi pubblici, accordi di co‑marketing e fondi per l’avvio delle rotte. Accade ovunque — dalle isole greche al Portogallo, dall’Irlanda alla Croazia, fino a regioni italiane molto più organizzate. La differenza è che altrove questi investimenti generano ricadute economiche e turistiche, mentre in Calabria l’impatto rimane limitato.
Il vero problema non riguarda gli aerei, ma ciò che attende il viaggiatore una volta sceso dall’aereo. Gli incentivi non sono soldi sprecati: senza di essi Reggio avrebbe pochissimi collegamenti, forse neppure quelli nazionali. Tuttavia le rotte non crescono perché il territorio non è in grado di sostenerle. Alloggi spesso troppo costosi rispetto alla qualità, servizi turistici discontinui, mobilità interna quasi inesistente, autonoleggi poco affidabili, strade lente, esperienze poco strutturate, comunicazione frammentata: chi arriva non trova un sistema integrato, ma un insieme di pezzi scollegati. E chi non trova un sistema, difficilmente torna.
In una regione periferica, con domanda interna debole e infrastrutture limitate, gli incentivi sono indispensabili. Ma non bastano. Un collegamento internazionale dovrebbe portare presenze, spesa, lavoro, investimenti, reputazione. In Calabria questo effetto moltiplicatore è debole non per mancanza di attrattività, ma per mancanza di organizzazione. Serve una strategia che metta insieme trasporti, ospitalità, formazione, servizi prenotabili, comunicazione coordinata, collaborazione tra istituzioni e tempi certi per le opere pubbliche.
Anche la gestione delle mareggiate di gennaio lo dimostra: non conta solo il danno, ma la rapidità della risposta. Il turista non conosce la burocrazia italiana: vede cantieri fermi, silenzi, ritardi. E sceglie un’altra destinazione.
La domanda centrale non è quanto costi portare Ryanair a Reggio Calabria, ma cosa succede dopo l’atterraggio. Se il territorio non cresce, i voli resteranno precari. Se invece la Calabria investe davvero su sé stessa, gli incentivi possono diventare un motore di sviluppo, non una stampella permanente.
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