Scavi a Nicea: riparte la ricerca archeologica italo-turca

Questo post é stato letto 280 volte!

Riparte la ricerca archeologica a Nicea, sito di fondamentale importanza nella storia del cristianesimo, grazie a una significativa collaborazione scientifica tra Italia e Turchia.

Dal 1 luglio è infatti operativa una nuova campagna di scavi e ricerche nell’antica Nicea, oggi nota come İznik, finalizzata a valorizzare uno dei complessi archeologici più rilevanti della Turchia.

Questa iniziativa nasce da una convenzione tra l’Università della Calabria, l’Accademia di belle arti di Catanzaro e l’Università Uludağ di Bursa.

Nicea: un crocevia storico e religioso

La ricerca si concentra sulla basilica e sulla vasta area cimiteriale circostante, situate nel cuore dell’antica metropoli della Bitinia.

Questa regione era un crocevia strategico nella Penisola Anatolica.

Nicea detiene un valore storico e religioso di risonanza mondiale, poiché qui, nel 325 d.C., si tenne il primo Concilio ecumenico della cristianità.

L’imperatore Costantino lo convocò dopo l’Editto di Milano del 313, che aveva sancito la libertà di culto.

In accordo con papa Silvestro, Costantino promosse i lavori conciliari, assumendo un ruolo di garante e protettore della religione cristiana.

Al raduno parteciparono circa 300 vescovi provenienti da ogni parte dell’impero.

Essi furono chiamati a discutere le principali questioni dottrinali dell’epoca, in particolare la natura di Cristo.

Con la celebre formulazione “generato e non creato, della stessa sostanza del Padre”, i padri conciliari stabilirono la consustanzialità del Figlio, definendo così un pilastro della fede cristiana.

Nicea ospitò anche un secondo Concilio nel 787, convocato dall’imperatrice Irene su richiesta di papa Adriano I, dedicato al culto delle immagini.

La scoperta della basilica sommersa e le nuove indagini

La basilica, rimasta nascosta per secoli sotto le acque del lago di İznik, fu individuata nel 2014 dal professor Şahin.

La sua scoperta avvenne grazie all’analisi di fotografie aeree che rivelarono i resti di una grande struttura ecclesiastica.

L’edificio presenta tre navate, un’abside semicircolare orientata a est e un nartece d’ingresso.

Gli archeologi turchi hanno già documentato numerose sepolture sia all’interno della basilica sia nell’area circostante.

Le attività di ricerca affidate al gruppo italiano interesseranno prevalentemente l’interno della basilica.

Esse seguiranno un approccio multidisciplinare, integrando competenze e metodologie diverse.

Il programma prevede analisi antropologiche dei resti umani, prospezioni geofisiche, ricognizioni subacquee e un’indagine approfondita delle strutture murarie della Basilica.

L’obiettivo primario è ricostruire con maggiore precisione la storia del complesso monumentale e dell’area funeraria, ampliando le conoscenze scientifiche su uno dei contesti archeologici più significativi dell’antica Nicea.

Il team di ricerca italo-turco

Il progetto è coordinato dal professor Mustafa Şahin dell’Università Uludağ di Bursa.

Per il dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria partecipano Franca C.

Papparella, docente di Archeologia cristiana e tardoantica, e Salvatore Medaglia, docente di Archeologia classica.

L’Accademia di belle arti di Catanzaro è rappresentata da Francesco Cuteri, docente di Teorie del paesaggio, ed Elena Di Fede, docente di Beni culturali e ambientali.

Alle ricerche partecipano inoltre l’antropologa Doriana Boschelli e, grazie al programma Erasmus, numerosi studenti dell’Accademia di Catanzaro.

Leggi pure

Questo post é stato letto 280 volte!

Author: Claudia