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Reggio Calabria.
Una sentenza della seconda sezione penale della Corte d’appello di Reggio Calabria ha segnato un passaggio decisivo nel processo nato dall’operazione antidroga Green Day.
Il procedimento, giunto al giudizio di rinvio dopo l’annullamento disposto dalla Corte di Cassazione nel febbraio 2024, riguarda la droga nella Locride, in particolare le coltivazioni di marijuana individuate nei territori di Gioiosa Ionica, Grotteria e Martone.
L’inchiesta era stata condotta dai Carabinieri su delega della Procura distrettuale antimafia.
La revisione del quadro accusatorio
Attenendosi ai principi stabiliti dalla Suprema Corte, i giudici d’appello hanno operato una significativa revisione del quadro accusatorio.
Di conseguenza, è stata esclusa la sussistenza dell’associazione finalizzata al narcotraffico, contestata ai principali imputati.
La Corte ha infatti motivato l’assoluzione rilevando che “non emergono elementi probatori idonei a provare l’ipotesi associativa”.
Ciò conferma l’assenza di un vincolo stabile e di un’organizzazione strutturata tra gli imputati.
Le assoluzioni nel dettaglio
Sono stati assolti dal capo A (associazione ex articolo 74 del Dpr 309/90) Luca Benci, difeso dall’avvocato Leone Fonte; Vincenzo Sainato, assistito dall’avvocato Leone Fonte; Giorgio Violi, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Anna Maria Domanico.
Ulteriori assoluzioni hanno riguardato Giorgio Violi, assolto anche dal capo D, e Massimiliano Demasi, assolto dal capo E (detenzione), difeso dagli avvocati Fabio Mesiti e Guido Contestabile.
Questi sviluppi modificano sostanzialmente l’esito del procedimento iniziale.
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