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Milano, 18 giugno 2026 – Il processo Hydra resta a Milano, come stabilito dall’ottava sezione penale del Tribunale meneghino.
La decisione è giunta oggi, con il rigetto delle eccezioni sollevate dalle difese, che puntavano a spostare la competenza territoriale del procedimento.
Il dibattimento riguarda un’associazione mafiosa composta da ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra, con 45 persone imputate per estorsioni e intimidazioni.
La decisione del tribunale sull’associazione mafiosa
L’ottava sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Maria Luisa Balzarotti, con i giudici a latere Maria Lilia Speretta e Giulio Fanales, ha respinto le argomentazioni delle difese.
Queste sostenevano che il primo atto costitutivo dell’associazione mafiosa fosse avvenuto a Dairago nel marzo 2021, comune rientrante nella competenza territoriale di Busto Arsizio.
Tuttavia, per il collegio giudicante, in linea con la Procura, l’incontro iniziale che ha dato il via all’attività criminale si è tenuto nel giugno 2020 presso il ristorante Sardinia a Inveruno, un centro del Milanese.
Di conseguenza, il procedimento per il processo Hydra resta a Milano.
Le eccezioni respinte e le prossime fasi
I giudici hanno rigettato quasi tutte le eccezioni presentate.
Hanno però escluso, per tardività della richiesta, la costituzione di parte civile dei comuni di Abbiategrasso e Busto Arsizio.
Inoltre, è stata stralciata la posizione di un imputato, per il quale è stata pronunciata una sentenza di “non doversi procedere”, in quanto era già stato giudicato a Cosenza per gli stessi reati in precedenza.
La presidente Balzarotti ha poi dichiarato l’apertura dell’istruttoria dibattimentale, dando la parola ai pubblici ministeri della DDA, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.
Anche il procuratore Marcello Viola è stato presente in aula per circa un’ora.
Un’istruttoria imponente per la “mafia a tre teste”
La pubblica ministero Alessandra Cerreti ha annunciato un’istruttoria imponente.
Infatti, si prevede di sentire quasi 500 persone tra testimoni e collaboratori di giustizia.
L’obiettivo è dimostrare l’esistenza di un consorzio mafioso in Lombardia che include ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra.
La PM ha sottolineato che “questa non è una mafia silente”, evidenziando come alle infiltrazioni nel tessuto economico si siano affiancate estorsioni, intimidazioni e persino un caso di “lupara bianca”.
Le prove e i testimoni nel processo Hydra
In aula, i pubblici ministeri Cerreti e Ferracane hanno richiesto al Tribunale il deposito di intercettazioni e nuovi verbali “omissati” di pentiti.
Hanno anche chiesto la convocazione di 484 testi, suddivisi in tre gruppi.
Il primo gruppo comprende 291 investigatori.
Il secondo include collaboratori di giustizia, tra cui Emanuele De Castro, la cui testimonianza nell’inchiesta Krimisa ha dato il via all’indagine Hydra.
Il terzo gruppo è composto da numerosi testimoni legati ad altri procedimenti delle DDA di Milano, Catanzaro e Roma, confluiti in questa maxi inchiesta sulla “mafia a tre teste” lombarda.
Il caso del processo Hydra è un esempio della complessità delle indagini sulle organizzazioni criminali che operano in diverse regioni, come già visto in altre inchieste nel territorio.
Si ricorda, ad esempio, l’attività investigativa relativa a ‘ndrangheta negli appalti che ha portato a numerosi arresti.
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