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Il Ponte sullo Stretto esiste da decenni nelle promesse della politica italiana. Esiste nei rendering, nei comunicati stampa, nei modellini sotto l’albero di Natale. Quello che non esiste, ancora oggi, è il cantiere. Eppure i fondi ci sono, il decreto è passato e il ministro Salvini giura che il 2026 sarà finalmente l’anno buono. Lo ha già detto nel 2024. E nel 2025.
Tre anni di annunci, zero metri di lavori
Facciamo un passo indietro. Era dicembre 2022 quando il neo-ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, fresco di nomina, lanciava la promessa: «L’obiettivo è partire con i lavori entro due anni». Parole ambiziose, seguite da una serie di dichiarazioni che avrebbero costruito, nel tempo, una delle telenovele politiche più longeve della storia repubblicana.
Nel 2024 l’avvio dei cantieri era «imminente». Poi è slittato alla primavera 2025. Poi all’estate 2025. Poi a novembre 2025. Poi a dicembre 2025. A Natale, la figlia di Salvini lo ha consolato regalandogli un modellino del ponte, «in attesa di quello vero». Una scena che, al di là dell’ironia, fotografa perfettamente lo stato del progetto.
La Corte dei Conti, i ricorsi, i ritardi burocratici
Non si tratta semplicemente di lentezza amministrativa. Nel percorso del Ponte si è inserita anche la Corte dei Conti, che ha bloccato l’iter costringendo il governo a riscrivere il decreto da capo. Un intervento che ha rallentato ulteriormente un progetto già in affanno. A questo si aggiungono i ricorsi giuridici ancora aperti, le procedure di valutazione ambientale non concluse e la necessità di coordinare decine di enti diversi tra Sicilia, Calabria e governo centrale.
Il decreto di marzo 2026: un passo avanti o un altro annuncio?
Il 10 marzo 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato l’iter del progetto, confermando lo stanziamento di 13,5 miliardi di euro. Sul piano formale è un risultato concreto. Sul piano sostanziale, però, la domanda resta aperta: quante volte abbiamo sentito dire che «il progetto è sbloccato»?
La rimodulazione finanziaria racconta molto. Circa 2,8 miliardi sono stati spostati in avanti nel tempo, spalmati tra il 2030 e il 2034. Questo non è un dettaglio tecnico. È la fotografia di un’opera che continua a scivolare verso l’orizzonte, che si avvicina sempre ma non si raggiunge mai.
Salvini cambia tattica: silenzio sulle date
Il segnale più significativo degli ultimi giorni non è il decreto. È il cambio di tono del ministro. «Non do più scadenze mensili», ha ammesso Salvini a LetExpo 2026. «Fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori». Un’affermazione che suona come una presa d’atto. Dopo tre anni di previsioni smentite una dopo l’altra, persino il principale sponsor del progetto ha smesso di indicare date precise.
È un cambiamento che, a seconda dei punti di vista, può essere letto come maturità oppure come resa silenziosa.
Il nodo vero: si farà o no?
La risposta onesta è che nessuno lo sa. I fondi esistono, il quadro normativo si sta definendo, la volontà politica c’è. Ma esistono anche i contenziosi aperti, le gare d’appalto non ancora assegnate, le valutazioni ambientali in corso e una macchina burocratica che in Italia raramente accelera per decreto.
La tabella di marcia ufficiale prevede la chiusura dell’iter entro l’estate 2026, l’apertura dei primi cantieri a fine anno e l’avvio dei lavori veri e propri nel 2027. L’apertura al traffico è fissata al 2033. Si tratta di una proiezione ottimistica, costruita su premesse che dovranno ancora essere verificate una per una.
Un Paese che non riesce a costruire
Il Ponte sullo Stretto non è solo una questione ingegneristica o politica. È anche uno specchio. Racconta le difficoltà strutturali di un Paese che fatica a tradurre le grandi visioni in opere concrete. Racconta una burocrazia che rallenta, una giustizia amministrativa che blocca, una politica che annuncia più di quanto realizzi.
Non è detto che il Ponte non si farà. Ma è lecito chiedersi perché, dopo trent’anni di dibattiti e tre anni di decreti, un’opera da 13,5 miliardi non abbia ancora mosso un grammo di terra.
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