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Dopo il provvedimento del TFN, con il quale è stata comminata alla Nuova Igea Virtus una penalizzazione di cinque punti in classifica per il caso De Falco a pochi giorni dal match del “D’Alcontres” con la Reggina, il club siciliano tramite una nota stampa, ha così ricostruito i fatti esprimendo il proprio disappunto.
La nota
“Con rammarico, dispiacere e rabbia recepiamo una sentenza che ci condanna a cinque punti di penalizzazione da scontare nella stagione corrente, più l’inibizione a cinque mesi per il presidente Massimo Carmelo Italiano, l’inibizione a cinque mesi per il segretario generale Rosario Sorrenti, cinque giornate di squalifica per il calciatore Christian De Falco e un’ammenda di 500 euro per la nostra società”.
Per noi, non è una sentenza che riteniamo aderente con quanto accaduto, a cui ci appelleremo nei modi e nei tempi previsti dalla giustizia. Non c’è alternativa, non c’è ragione – a nostro legittimo parere – di ricevere una “condanna”, seppure non definitiva, che ridimensiona il nostro cammino, la nostra stagione, fino ad oggi costellata di successi, meriti e riconoscimenti, tutti maturati sul campo e frutto di non pochi sacrifici, del gruppo squadra, dei calciatori e della società. Dalla nostra c’è la buona fede, la voglia di fare valere le nostre ragioni per rispetto della nostra gente e del nostro operato”.
In particolare
“All’atto del tesseramento del calciatore De Falco, espulso al termine dell’ultima gara dello scorso campionato, disputato con la formazione primavera della Reggiana, non potevamo essere al corrente di questa situazione, al netto dell’impossibilità che ad oggi persiste a livello federale, laddove un segretario o un dirigente delegato opera in regime dilettantistico per la scrittura di un calciatore proveniente dal professionismo, che sia stato impiegato nelle formazioni giovanili o in prima squadra. Il portale federale, diversamente a quanto possibile a parti inverse, non lo consente. Questa impossibilità è da anni oggetto di “battaglia” da parte dei segretari della LND, a cui il presidente federale ha più volte riconosciuto la validità dell’istanza e l’intenzione delle istituzioni sportive ad arginare simili difficoltà (non per ultimo nella riunione del 15 dicembre scorso a Roma)”.
“Nella sostanza, non ci sono gli strumenti per le società dilettanti di appurare che un possibile tesserato proveniente dal professionismo abbia subito una squalifica o abbia pendenze in corso che limitano l’impiego, a livello giovanile come in prima squadra. Inoltre, va specificato che ad oggi non vi è mai stata una controversia di un Giudice Sportivo che abbia decretato che la squalifica di un calciatore debba essere scontata esclusivamente in prima squadra o nella juniores. Il calciatore Christian De Falco è un classe 2006 ed avrebbe potuto scontarla come uno dei tre ‘fuori quota’ previsti dal regolamento nel campionato juniores”.
“A ragione di questo, nel caso specifico che ci condanna, tenuto conto che nessuno ha mai fatto ricorso nei tempi previsti, e che i risultati siano stati tutti omologati, non vi è stato nessun segretario o segreteria di alcuna squadra che abbiamo affrontato in questa stagione con De Falco in campo (squalifica comunque sanata a posteriori) che abbia mai riscontrato irregolarità o presunti illeciti. Lo stesso calciatore, interpellato ad inizio stagione, non aveva mai fatto riferimento alla squalifica ricevuta al termine dell’ultima gara dello scorso campionato, nonostante la segreteria o chi di dovere abbia provveduto più volte all’espletamento delle regolari procedure”.
“Ci chiediamo, a tal proposito, come non si sia tenuto conto anche di un altro singolare passaggio della vicenda che evidenzia l’impossibilità di rilevare la squalifica e la posizione irregolare del giocatore. Nel corso della gara valevole per la quarta giornata del girone d’andata, disputata al “Velodromo” di Palermo contro l’Athletic Club, il calciatore Christian De Falco è stato ammonito”.
“La sanzione è stata processata anche nel successivo comunicato del Giudice Sportivo. Come è possibile che anche il Giudice Sportivo e i sistemi informatici non abbiano riscontrato la squalifica non ancora sanata? Riteniamo che alcuno potesse essere al corrente della pendenza non sanata, ma allo stesso tempo siamo dell’avviso che la nostra buona fede non possa essere messa in discussione da un cortocircuito indotto, non determinante ai fini del risultato omologato dal campo, non preminente a quanto registrato all’interno del terreno di gioco”.
“Tuttavia, ci siamo presi le nostre responsabilità, affrontato un processo sportivo (non concluso) che siamo certi possa fare giurisprudenza, tenuto conto che riteniamo che la penalizzazione non sia il giusto risultato di un operato caratterizzato in lungo e in largo da trasparenza, merito e linearità. Faremo ricorso, non molleremo di un centimetro, sicuri di fare valere le nostre ragioni nelle sedi opportune”.
“La città e i nostri tifosi, che come noi vivono queste ore con apprensione e rabbia, possono stare certi che trasformeremo il tutto nella maniera che meglio ci rappresenta, ovvero con cuore, sacrificio, passione, lavoro e qualità. Mancano otto gare al termine della stagione. Abbiamo ottenuto cinquanta punti, cinquanta. Abbiamo perso in sole due occasioni, dunque tocca fare il nostro lavoro e continuare a fare squadra e lottare per l’obiettivo. Non sono state prese in considerazioni le attenuanti, la mancanza di strumenti, la buona fede, ma non ci abbattiamo. Ci pieghiamo, ma non ci spezziamo. Avanti…insieme!”.
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