Reggio Calabria: pestaggio in carcere, la radio negata scatena la violenza

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Reggio Calabria: il dibattimento in corso per il pestaggio in carcere di un detenuto sta rivelando dettagli cruciali sull’accaduto.

La conflittualità covava da giorni tra la Polizia penitenziaria del carcere “San Pietro” e un giovane detenuto, Alessio Peluso, il quale sarebbe stato picchiato da una squadra di poliziotti il 22 gennaio 2022.

Dodici agenti sono attualmente sotto accusa.

Dopo numerosi tentativi di indurre il detenuto a un comportamento rispettoso delle regole carcerarie, gli agenti avrebbero usato le maniere forti per farlo rientrare in cella e stroncare i suoi propositi bellicosi.

La testimonianza chiave nel processo

Il dibattimento sta confermando che l’episodio fu l’ennesima prova di forza del detenuto contro gli agenti.

A ricostruire i fatti, quattro anni e mezzo dopo, sono stati in Tribunale altri detenuti, anch’essi associati al “San Pietro” e in rapporto confidenziale con Alessio Peluso.

Uno di loro è stato sentito su richiesta della Procura, fornendo una testimonianza diretta dei minuti e secondi immediatamente precedenti il pestaggio.

Questo perché condividevano la fase dei “passeggi”, l’ora abbondante in cui ogni detenuto è autorizzato a lasciare la propria cella per socializzare negli spazi comuni.

Le dinamiche interne e il motivo scatenante

Il teste ha ricordato come il gruppetto fosse molto ristretto e avesse una fascia oraria diversa rispetto agli altri detenuti, a causa di un divieto di incontro con altri reclusi.

Pertanto, potevano uscire solo dopo che gli altri detenuti avevano terminato la loro ora d’aria, e in quell’orario usciva anche Peluso.

Il pubblico ministero Sara Parezzan ha approfondito il tema della divergenza ambientale, evidenziando che c’erano stati dissidi e “sciocchezze che succedono nelle carceri”.

Per questo era stato chiesto un divieto, poi rimosso, che permetteva una sorveglianza più ampia.

La ragione che ha innescato lo scontro verbale, poi la conflittualità inarrestabile, fino alla spedizione punitiva degli agenti, è stata la richiesta di una radio.

Infatti, le telecamere della videosorveglianza interna della casa circondariale hanno registrato il pestaggio di Alessio Peluso.

Il teste ha affermato: “Tutta questa cosa è nata perché lui doveva ricevere una radio.

Gli toccava una radio dal magazzino.

E il magazzino era una settimana che gli diceva ‘Domani, dopodomani'”.

Peluso si era fermato davanti al box degli appuntati, chiedendo insistentemente la “radietta”.

Alessio Peluso non nascondeva le ragioni per cui riteneva suo diritto disporre della radio in cella, una radiolina FM di quelle che si comprano per ascoltare il calcio.

L’appuntato del magazzino temporeggiava da circa una settimana, e da lì scaturirono dei battibecchi.

Peluso ripeteva agli agenti: “Voglio la radietta, sono da solo in cella, non ho la TV”.

Il detenuto-teste ha ritenuto che su questo punto Peluso avesse “pienamente ragione”.

L’appuntato ha chiamato il magazziniere, ma questi non era più presente a quell’ora.

L’escalation e l’intervento degli agenti

Per ritorsione, Peluso si è impossessato di una televisione nel box degli agenti penitenziari, fatto che risulta dalle registrazioni delle telecamere.

Subito dopo, la situazione è degenerata.

Il teste ha raccontato che è entrato il comandante Stefano La Cava con circa dieci o dodici colleghi, tutti con guanti e manganelli.

I detenuti presenti, che si trovavano nel campetto da calcio per i loro passeggi, sono stati strattonati.

Il Peluso è stato portato via con forza e condotto all’interno, mentre gli altri detenuti non hanno subito violenze.

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Author: Consuelo