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Dare nome per esistere: ai Licei Mazzini la parola diventa strumento di consapevolezza e coraggio”
Si è tenuto oggi presso l’auditorium dei Licei Mazzini il Convegno di studi “CHIAMA LE COSE CON IL LORO NOME” evento, ideato dalla prof.ssa Stefania Fiato, si inserisce all’interno del Progetto Civitas che prosegue il suo percorso ormai ultradecennale di legalità ed educazione civica anche per l’anno 2025/2026 con il coinvolgimento degli Istituti scolastici di ogni rango della Città Metropolitana e le associazioni no profit del territorio, come ha evidenziato il dott. Luciano Gerardis, anima di Civitas. Assumendo come osservatorio privilegiato la fase evolutiva dell’adolescenza il convegno ha avuto l’obiettivo di guidare i discenti ad affrontare questa opportunità che è la conoscenza di sé e la gestione dei sentimenti, attraverso l’uso consapevole della parola e del suo potere. Il potere terapeutico che possiede l’arte, insegna agli alunni il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, anche quelle cose che ci imbarazzano. La scelta del tema “CHIAMA LE COSE CON IL LORO NOME” è stata dettata dalla specificità che gli studi liceali portati avanti nel curriculo degli alunni. Il convegno ha avuto come macro tema la “parola” utilizzata come uno strumento essenziale per costruire la nostra realtà e oggettivare la conoscenza del sé. Partendo dalla basilare riflessione che quando qualcosa non ha nome, semplicemente non esiste e soffermandosi sul background specifico dei discenti, ci si soffermerà sull’etimologia della parola e le sue evocazioni. A fare gli onori di casa è stata la dirigente scolastica prof.ssa Rosalba Zurzolo e l’assessore alla cultura Domenica Bumbaca, entrambe hanno sottolineato l’importanza dell’apertura al territorio della realtà scolastica. Il convegno infatti era aperto alla cittadinanza e molti appassionati si sono accostati ai giovani studenti nell’ascolto dei relatori. I relatori presenti hanno declinato la tematica nelle varie discipline. L’archeologo Francesco Cuteri, docente presso l’ABA di Catanzaro, ha investigato il potere delle parole dette e di quelle omesse, fino al potere del silenzio, accarezzando parole come speranza. L’antropologo Matteo Enia, ha messo a confronto come la morte chiami in causa riti ed espressioni culturali diverse, ma al contempo uguali, presenti nel mondo. Lo storico britannico Oliver Hearn, ha raccontato come la parola violenza attraversa il Novecento attraverso diversi significati, oggi più che mai attuali. La giovane ricercatrice di Cambridge Matilde Furfaro ha analizzato come le “cose” materiali fatichino a trovare un nome presso i musei etnografici. Infine la psicologa Francesca Racco, con un approccio emotivo e legato alla quotidianità, ha motivato gli alunni presenti a dare un nome alle cose perché farlo è già un atto di coraggio. Il convegno ha spinto gli alunni a riflettere sull’importanza di guardarsi dentro e riconoscere le emozioni per quelle che sono. A seguire si è tenuto il quarto appuntamento del workshop di fotografia, facente parte sempre del progetto, che ha ospitato il fotografo Giuseppe Vottari.
L’artista ha fornito ai ragazzi alcuni strumenti utili per la realizzazione di una foto che andrà a convogliare, insieme ai lavori prodotti insieme alla fotografa Valentina Giovinazzo, all’interno di una esposizione che vedrà protagonisti gli alunni dei Licei Mazzini, una scuola che si conferma polo di educazione, di accoglienza e di creatività.
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