Allo Scoglio ammissione all’ ordine sacro di seminaristi

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Sabato sette marzo, il santuario della Vergine Santissima Immacolata Nostra Signora dello Scoglio, ha ospitato una solenne concelebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Francesco Oliva, vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, con rito di ammissione all’Ordine Sacro dei seminaristi Method Goodluck Mahamila, Pietro Pio Lascala e Richard Jackson Mazome. All’avvenimento spirituale hanno preso parte eminenti figure sacerdotali della diocesi locridea, fra i quali: don Antonio Peduto, rettore del seminario vescovile locrese e vicario giudiziale diocesano; do Fabrizio Cotardo, parroco della cattedrale e docente dell’Istituto Teologico Calabro, San Francesco di Paola; padre Umberto Papaleo, assistente spirituale del santuario dello Scoglio; don Nicola Commisso, maestro delle celebrazioni liturgiche del vescovo e direttore dell’Ufficio Liturgico; don Rigobert Elangui, parroco di San Biagio, in Locri; don Giovanni Piscioneri, vice direttore dell’Ufficio Liturgico e cerimoniere. Il vescovo Oliva ha elogiato l’impegno dei formatori e dei seminaristi, citando anche quanti, da varie diocesi, sono voluti venire al santuario diocesano di Santa Domenica di Placanica, per vivere il momento di gioia con i loro compagni di studi. Il pastore diocesano ha, inoltre, nel corso della propria omelia, paragonato lo Scoglio come il pozzo di Giacobbe, dove chi vi giunge può attingere all’Acqua Viva che è il Signore Gesù e avere un incontro personale con Lui. Il vescovo Oliva ha aggiunto che, tra l’altro, allo Scoglio, come a Lourdes, c’è la fonte dell’acqua della Madonna, che è scaturita in modo prodigioso. Fratel Cosimo, che ha elevato, al termine della celebrazione, una preghiera di intercessione per la guarigione dei malati e dei sofferenti, alla presenza del Santissimo Sacramento, esposto all’adorazione dei fedeli, e che ha esortato alla riconciliazione con il Signore, attraverso la confessione, ha tenuto, nel pomeriggio, una catechesi, che riportiamo, qui di seguito, integralmente: “Da mercoledì delle ceneri 18 febbraio scorso, abbiamo iniziato il tempo liturgico della Santa Quaresima, tempo in cui siamo chiamati ad una autentica conversione del cuore e ad un cambiamento radicale. La Quaresima è un tempo favorevole per la nostra salvezza, è un tempo di rinnovamento interiore, spirituale, un tempo di condivisione, di riconciliazione con Dio attraverso i sacramenti, riconciliazione con i fratelli e le sorelle. E’ un tempo che ci richiama a spogliarci del vecchiume, cioè delle cose vecchie, permettendo così alla grazia del Signore di far nascere in ciascuno di noi delle cose nuove, proprio come dice S. Paolo nella seconda lettera ai Corinzi cap. 5 v. 17: “Le cose vecchie sono passate, ecco che ne nasceranno di nuove”. Questo è il tempo propizio, il tempo di grazia in cui noi tutti possiamo rinnovarci interiormente e rinascere a vita nuova, cioè diventare nuove creature, creature, intendo dire, nate dall’acqua e dallo spirito. La Quaresima è anche un tempo di ascolto e di riflessione, poiché il nostro Papa Leone richiama l’attenzione di tutti noi in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola di Dio attraverso l’ascolto. Ora, apriamo il nostro cuore e accostiamoci alla Parola del Signore come ce la propone l’Evangelista Giovanni nel suo Vangelo al cap. 4, riportando i versetti 13, 14 e 15: “In quel tempo Gesù rispose alla donna samaritana: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna. Signore gli dice la donna, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Fratelli e sorelle, se leggiamo l’intero brano del Vangelo di Giovanni, nella prima parte apprendiamo che Gesù un giorno, insieme ai suoi discepoli attraversando la Samaria giunse fino al piccolo villaggio detto Sicar, dove si trovava il pozzo di Giacobbe. Quando Gesù arrivò in questa località era quasi mezzogiorno, potremmo dire l’ora più calda della giornata, e Gesù accaldato e stanco per il lungo cammino, si pose a sedere per riposarsi, proprio presso il pozzo di Giacobbe. Intanto i suoi discepoli andarono in città per comprare qualcosa da mangiare. Ora, mentre Gesù era rimasto solo seduto vicino al pozzo, ecco che giunse improvvisamente una donna samaritana per attingere acqua. Questa donna era una peccatrice, conosciuta nella sua città, e molto probabilmente mi viene da dire che avesse scelto quell’ora, perché provava imbarazzo e sapeva che al pozzo non avrebbe incontrato altre donne. Naturalmente Gesù sapeva in anticipo quando ella sarebbe andata al pozzo e sapeva anche che era un’anima bisognosa. Perciò l’attendeva per incontrarla, e allo stesso tempo riscattarla dalla sua vita di peccato. Ma, a questo punto Gesù cosa fece? Incominciò a conversare con lei chiedendole un favore: essendo esausto per il viaggio le disse: “Dammi da bere!”. A questa richiesta la donna samaritana rimase molto sorpresa e meravigliata, perché aveva intuito che quell’uomo era un giudeo, e si domandava come mai le chiedesse da bere, poiché i giudei non avevano alcuna relazione con i samaritani. Ecco perché la donna gli disse: “Tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”. Ella, certamente non aveva ancora capito di trovarsi di fronte al suo Creatore e Salvatore, e che il suo amore per lei superava tutte le discriminazioni umane. Allora Gesù, per arrivare subito al dunque, le disse: “Chiunque beve di quest’acqua, facendo riferimento all’acqua del pozzo, avrà di nuovo sete, ma chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente zampillante per la vita eterna”. Le parole di Gesù colpirono il cuore della donna, ed ella senza esitare, immediatamente gli disse: “Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Gesù con queste parole, prese a spiegarle la differenza fra l’acqua del pozzo di Giacobbe e l’acqua viva che Egli era in grado di dare. Chiunque avesse bevuto l’acqua del pozzo avrebbe avuto sete di nuovo. Sicuramente la samaritana era in condizione di comprendere questo ragionamento. Ella doveva recarsi al pozzo ad attingere l’acqua quotidianamente, ma il suo bisogno non era mai soddisfatto. Miei cari fratelli e sorelle nel Signore, oserei dire che la stessa cosa succede con tutta l’acqua di tutti i pozzi e le sorgenti del mondo, e vi dico perché: Gli uomini oggi, cercano piacere e soddisfazione nelle cose terrene, ma queste cose non possono spegnere la sete del cuore umano. Diceva bene Sant’Agostino d’Ippona: “Tu Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Miei cari, quella piccola, umile e semplice donna samaritana, nonostante i suoi peccati, ebbe in quel giorno il grande privilegio di incontrare e conoscere Gesù Cristo, l’atteso Messia, il Salvatore, e così la sua vita cambiò radicalmente. Vi dico in fede che, anche oggi come ieri, il Signore può trasformare la vita di chiunque esso sia, può rivelare anche a me e a ciascuno di voi, mediante il suo Santo Spirito, qualcosa che non conosciamo ancora, in modo inatteso e imprevisto, per fare del bene alla nostra vita. Teniamo presente che il Signore non disprezza mai nessuno, tutti siamo da Lui amati, accolti, istruiti, liberati, guariti, salvati, e noi come cristiani dobbiamo imitarlo e seguire il suo esempio. La donna, che andò al pozzo semplicemente per attingere acqua, incontrò Gesù Salvatore, ascoltò la sua dolce parola, fu trasformata interiormente ed ebbe la salvezza eterna. In lei, se vogliamo, in cui un tempo abbondò il peccato, una volta avvenuta la sua conversione sovrabbondò la grazia. Ha detto Gesù nel Vangelo di Giovanni al cap. 6 v. 35: “Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete”. Andiamo dunque spesso da Gesù, cerchiamolo sempre, perché Lui è il vero cibo che appaga la fame, ed è Lui la vera sorgente che disseta, non per un solo momento, ma per l’eternità. E nel concludere, vi vorrei proporre un’esortazione: In questo particolare periodo quaresimale cerchiamo di allontanarci dal chiasso, dal frastuono del mondo, e cerchiamo piuttosto di raccoglierci nel silenzio, per ascoltare e meditare sulla lettura della Parola di Dio.

Alla Vergine Immacolata, Nostra Signora dello Scoglio affidiamo il nostro cammino quaresimale, e chiediamo di aiutarci ad essere nella società odierna in cui viviamo, testimoni credibili, come lo fu la donna di Samaria, per portare la nostra testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo a chi ancora non lo ha veramente incontrato e conosciuto. Dite Amen. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo.”

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Author: Ntacalabria Redazione J